Il grasso viscerale - cos'è, perché è pericoloso e come eliminarlo

Il grasso viscerale: cos’è, perché è pericoloso e come eliminarlo

da Redazione
Pubblicato il: Aggiornato il: 19 minuti lettura

L’eliminazione del grasso viscerale è una delle questioni più ricercate in ambito di salute metabolica, eppure la risposta richiede prima di capire perché questo tipo di tessuto adiposo sia biologicamente diverso da qualsiasi altro grasso presente nel corpo umano. Non è una questione estetica, né un semplice eccesso di peso: è un organo endocrino attivo, nascosto in profondità nella cavità addominale, capace di alterare il metabolismo, favorire l’infiammazione cronica e aumentare il rischio di patologie cardiovascolari e diabete di tipo 2.

In Italia, secondo i dati ISTAT elaborati nel Rapporto Osservasalute, il 45,1% degli adulti con 18 o più anni presenta eccesso ponderale (sovrappeso o obesità). Non tutta questa quota ha necessariamente grasso viscerale a livelli di rischio clinico, ma la sovrapposizione è ampia e il trend è in peggioramento. Comprendere il meccanismo, riconoscere i fattori che aggravano l’accumulo e agire con strategie basate sull’evidenza è ciò che distingue un’azione efficace dalla rincorsa a soluzioni improvvisate.

Grasso viscerale e grasso sottocutaneo, stesso peso, rischio diverso: la biologia dei due compartimenti adiposi

Il corpo umano immagazzina il grasso in due compartimenti fondamentalmente diversi per posizione, comportamento metabolico e impatto sulla salute.

Il grasso sottocutaneo è quello che si trova immediatamente sotto la pelle: è quello che si può afferrare con le dita sulla pancia, sui fianchi, sulle cosce. Funziona da riserva energetica relativamente inerte, risponde in modo ordinato ai segnali ormonali (insulina in primis) e, per quanto in eccesso possa contribuire al sovrappeso, non è il principale responsabile del danno metabolico sistemico.

Il grasso viscerale si trova invece all’interno della cavità addominale, dietro la parete muscolare, a diretto contatto con gli organi interni — fegato, pancreas, intestino, reni. Si accumula principalmente nelle membrane peritoneali che avvolgono e supportano questi organi: l’omento e il mesentere. Non è accessibile alla palpazione: si vede allo specchio come una prominenza addominale dura e non comprimibile, ma non si tocca. L’unico metodo diagnostico di riferimento per quantificarlo con precisione è la tomografia computerizzata (TC) o la risonanza magnetica; la DXA (densitometria a doppio raggio X) fornisce una stima meno precisa ma più accessibile nella pratica clinica.

Esiste poi un paradosso importante, documentato scientificamente già dai lavori di Thomas et al. del 1998 e 2012: soggetti normopeso con poco grasso sottocutaneo possono avere livelli elevati di grasso viscerale. Questo profilo, definito in letteratura con l’acronimo TOFI (thin outside, fat inside), presenta lo stesso rischio cardiometabolico aumentato di un soggetto in sovrappeso con accumulo viscerale. La bilancia e l’indice di massa corporea, da soli, non dicono la verità sul rischio metabolico individuale.

La vena porta: perché il grasso viscerale raggiunge il fegato prima di tutto il resto

La ragione per cui il grasso viscerale è considerato metabolicamente pericoloso in modo specifico risiede nella sua posizione anatomica e nella sua attività biochimica. È necessario capire la cosiddetta portal hypothesis — ipotesi portale — per comprendere la cascata di eventi che si innesca quando questo tessuto è in eccesso.

Le cellule adipose viscerali (adipociti) in condizioni di ipertrofia e disfunzione — cioè quando il tessuto è sovraffollato e stressato dall’eccesso di grasso immagazzinato — rilasciano quantità elevate di acidi grassi liberi, glicerolo e citochine pro-infiammatorie (tra cui TNF-α, IL-6, IL-8). Tutto questo materiale viene drenato dalla vena porta, il vaso che porta il sangue dell’intestino e del territorio addominale direttamente al fegato.

Il fegato, raggiunto da questo flusso cronico e anomalo di acidi grassi e segnali infiammatori, non riesce a smaltirlo in modo efficiente. Il risultato è una sequenza di danni a cascata:

Steatosi epatica non alcolica (MASLD/NAFLD). Il fegato inizia ad accumulare grasso al proprio interno — condizione nota come steatosi epatica non alcolica, oggi ribattezzata dalla comunità scientifica internazionale MASLD (metabolic dysfunction-associated steatotic liver disease). È tra le principali cause emergenti di trapianto di fegato a livello mondiale, con trend in forte crescita. Il dato va letto con precisione: in Italia e in Europa, la cirrosi alcolica rimane attualmente la prima indicazione al trapianto epatico, ma la MASLD è la causa in più rapida crescita e in alcuni sottogruppi di pazienti è già la prima.

Grasso ectopico. Quando il fegato non riesce più a gestire il sovraccarico lipidico, il grasso si deposita in sedi dove non dovrebbe essere presente: muscoli scheletrici (grasso intramuscolare), pancreas (steatosi pancreatica), cuore (steatosi pericardiaca), reni. Questo è il grasso ectopico — “fuori posto” per definizione.

Insulinoresistenza. Il grasso accumulato nel muscolo scheletrico interfere con la trasduzione del segnale insulinico. Le cellule muscolari, normalmente il principale serbatoio di glucosio post-prandiale, rispondono meno all’insulina. Il pancreas compensa aumentando la produzione di insulina (iperinsulinemia), ma nel tempo esaurisce la capacità compensatoria. Questo è il percorso diretto verso il diabete di tipo 2.

Infiammazione sistemica di basso grado. Le citochine pro-infiammatorie prodotte dal tessuto adiposo viscerale (adipochine come la leptina e la resistina, con riduzione dell’adiponectina, molecola antinfiammatoria) alimentano uno stato infiammatorio cronico di basso grado che coinvolge l’intero organismo e aumenta il rischio cardiovascolare in modo indipendente dal peso corporeo.

Per approfondire il ruolo dell’insulina in questo contesto metabolico, è disponibile un articolo dedicato Salute metabolica – il vero ruolo dell’insulina nel benessere.

Come si misura il grasso viscerale

La circonferenza vita, misurata all’altezza dell’ombelico con il paziente in posizione eretta e rilassata, è lo strumento più semplice e clinicamente praticabile per stimare il rischio da grasso viscerale. Le linee guida ESC (European Society of Cardiology, 2024) indicano due soglie distinte:

Soglia di allerta (nessun ulteriore aumento di peso): >94 cm negli uomini, >80 cm nelle donne.

Soglia di intervento attivo (necessità di riduzione): >102 cm negli uomini, >88 cm nelle donne.

È uno strumento indiretto e approssimativo: la circonferenza vita non distingue il grasso sottocutaneo da quello viscerale, ma correla sufficientemente con il rischio cardiometabolico da essere raccomandata in ogni valutazione clinica di routine. La TC addominale è il gold standard per la quantificazione volumetrica, ma è riservata a contesti diagnostici specifici. La DXA con applicazione CoreScan fornisce una stima più accessibile.

Un punto spesso trascurato: l’indice di massa corporea (IMC) non è un indicatore adeguato del rischio da grasso viscerale. Un soggetto normopeso (IMC 18,5–24,9) può avere un grasso viscerale clinicamente significativo, e viceversa un soggetto in sovrappeso può avere un profilo metabolico relativamente favorevole se il grasso è distribuito prevalentemente in sede sottocutanea.

Per una valutazione più ampia della composizione corporea e dell’età biologica: Età biologica – come determinarla e migliorarla.

Le cause dell’accumulo di grasso viscerale

Il meccanismo di base è l’eccesso calorico cronico. Quando si introduce più energia di quanta se ne consuma, il corpo inizia a immagazzinarla nel compartimento sottocutaneo. Questo deposito ha però una capacità massima, determinata geneticamente: quando si satura, il grasso in eccesso trabocca verso i depositi ectopici — il primo dei quali è proprio quello viscerale. La variabilità individuale in questa capacità spiega perché alcune persone con peso nella norma abbiano già un grasso viscerale significativo, mentre altre, pur più pesanti, riescano a contenere il problema nel compartimento sottocutaneo.

Sull’eccesso calorico cronico si innestano poi fattori aggravanti, alcuni dei quali agiscono in modo indipendente dalla quantità di cibo introdotta.

Stress cronico e cortisolo

Il cortisolo — l’ormone prodotto dalla corteccia surrenale in risposta allo stress, mediato dall’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA) — svolge un ruolo fisiologico indispensabile nelle situazioni acute. Il problema nasce quando lo stress diventa cronico e i livelli di cortisolo rimangono elevati in modo prolungato.

Il grasso viscerale esprime una densità di recettori per i glucocorticoidi circa quattro volte superiore rispetto al grasso sottocutaneo. In condizioni di ipercortisolemia cronica, l’effetto netto è una redistribuzione della massa grassa: il tessuto adiposo degli arti e quello sottocutaneo vengono mobilizzati, mentre il deposito viscerale si espande preferenzialmente. Non è una risposta casuale — è una conseguenza diretta della biologia recettoriale del tessuto adiposo viscerale, documentata in letteratura scientifica (IntechOpen, 2025; American Journal of Physiology, 2001).

Lo stress cronico — lavorativo, relazionale, economico — non è un problema psicologico separato dalla composizione corporea: è un fattore biologico che agisce direttamente sul metabolismo del grasso. Per approfondire:

Lo stress: una risposta complessa alle sfide della vita
Pratiche antistress per il risveglio di corpo e mente
Respirazione diaframmatica: la guida completa per ridurre lo stress e migliorare la salute

Privazione del sonno

La relazione tra qualità del sonno e accumulo di grasso viscerale è più diretta di quanto comunemente percepito. Uno studio clinico controllato pubblicato nel 2022 (Covassin et al., Mayo Clinic — Healio/Cardiology) ha misurato in modo prospettico l’effetto di 14 giorni di restrizione del sonno (4 ore per notte) su soggetti sani non obesi: il gruppo con sonno ridotto ha accumulato l’11% in più di grasso viscerale rispetto al gruppo di controllo, senza variazioni significative nel grasso totale corporeo. Il grasso viscerale aumentava selettivamente e, dato rilevante, non si riduceva durante i giorni di recupero successivi.

Il meccanismo coinvolge l’attivazione del sistema nervoso simpatico, l’aumento delle citochine pro-infiammatorie, l’alterazione del profilo ormonale (grelina aumentata, leptina ridotta) e un incremento spontaneo dell’apporto calorico nelle ore serali — fenomeno direttamente collegato all’iperfagia notturna. Dormire meno di 6 ore a notte in modo cronico si associa a un rischio significativamente più elevato di obesità viscerale (ScienceDirect, 2023).

Per approfondire:

Come sconfiggere l’insonnia da stress lavorativo
Alterazione del sonno e disturbi digestivi
Gli spuntini notturni: tentazione e conseguenze
Scopri gli effetti della melatonina per il tuo equilibrio

Variazioni ormonali

Nelle donne, il calo degli estrogeni che accompagna la transizione menopausale determina una redistribuzione della massa grassa dal compartimento ginoide (fianchi, cosce) a quello androide (addome). Non si tratta di un cambiamento comportamentale, ma di una risposta biologica diretta alla riduzione degli estrogeni, che normalmente favoriscono il deposito sottocutaneo periferico.

Un fattore spesso sottovalutato è quello degli interferenti endocrini — sostanze chimiche presenti nell’ambiente e in alcuni alimenti che alterano la regolazione ormonale e possono favorire l’accumulo di grasso viscerale indipendentemente dall’apporto calorico. Per approfondire: Interferenti endocrini e obesità – un cocktail tossico per la nostra salute.

Zuccheri, alimenti ultraprocessati e alcol

Il fruttosio in dosi elevate — presente nelle bevande zuccherate, nei succhi di frutta industriali e in molti alimenti confezionati — viene metabolizzato quasi esclusivamente dal fegato, a differenza del glucosio che viene distribuito a tutti i tessuti. Un apporto elevato e rapido di fruttosio sovraccarica il metabolismo epatico e favorisce la lipogenesi de novo, cioè la sintesi di nuovi acidi grassi a partire dagli zuccheri: uno dei percorsi più diretti verso la steatosi epatica e l’accumulo viscerale.

Gli alimenti ultraprocessati agiscono attraverso un meccanismo diverso ma complementare: alterano i segnali di fame e sazietà, rendono sistematico l’eccesso calorico e contribuiscono alla disbiosi intestinale, che a sua volta alimenta l’infiammazione sistemica. Per approfondire: Cibi ultraprocessati e tumore: lo studio shock e Lo zucchero fa male: breve storia della droga più usata al mondo.

L’alcol, infine, agisce su due livelli: fornisce calorie prive di nutrienti (7 kcal per grammo) e aumenta i livelli di cortisolo circolante, amplificando la redistribuzione del grasso verso il compartimento viscerale. Per un quadro completo: Alcol e salute – tra scienza e coscienza.

Predisposizione genetica

La capacità del deposito sottocutaneo — cioè quanto grasso riesce a contenere prima di saturarsi — è determinata in parte dalla genetica individuale. Soggetti con un serbatoio sottocutaneo più limitato raggiungono prima la soglia di trabocco verso i depositi viscerali, anche con un eccesso calorico modesto. Questa variabilità non è un destino immutabile, ma va considerata quando si valutano risposte diverse tra individui con stili di vita simili.

Come eliminare il grasso viscerale: le strategie con evidenza scientifica
Bilancio calorico e qualità alimentare

Controllare l’apporto energetico rimane il pilastro fondamentale. Il principio è semplice nella formulazione, complesso nell’applicazione: qualunque metodo alimentare efficace — che si tratti del conteggio calorico, del digiuno intermittente o della selezione qualitativa degli alimenti — agisce riducendo l’introito energetico al di sotto del fabbisogno. La scelta del metodo deve tenere conto della sostenibilità a lungo termine, non dell’efficacia a breve.

La qualità degli alimenti, però, non è un’appendice del bilancio calorico: ne è parte integrante. A parità di calorie, alimenti ad alta densità nutritizia (proteine magre, verdure, legumi, grassi insaturi, cereali integrali) producono effetti metabolici e ormonali profondamente diversi rispetto a zuccheri raffinati e grassi saturi industriali. La dieta mediterranea rimane il modello alimentare con la migliore evidenza cumulativa per la riduzione del rischio cardiovascolare e metabolico nel contesto europeo.

Alcune priorità pratiche supportate dalle evidenze:

  • eliminare o ridurre drasticamente le bevande zuccherate e i succhi di frutta industriali
  • ridurre il consumo di alimenti ultraprocessati
  • privilegiare proteine magre, verdure non amidacee, legumi e grassi di qualità
  • limitare l’alcol

Per approfondire: Lo stile di vita mediterraneo come scelta di salute universale e Disintossicazione da zucchero: un viaggio di 60 giorni verso il benessere.

Allenamento aerobico

Una network meta-analisi pubblicata su Obesity Reviews nel 2023, che ha analizzato 84 trial clinici randomizzati su 4.836 pazienti, ha confermato che l’esercizio aerobico di intensità almeno moderata riduce significativamente il tessuto adiposo viscerale in soggetti in sovrappeso e con obesità. L’effetto è dose-dipendente ma non richiede volumi estremi.

Per l’intensità: l’obiettivo è posizionarsi tra il 70% e l’85% della frequenza cardiaca massima. In assenza di cardiofrequenzimetro, il talk test è uno strumento pratico: l’intensità è corretta quando si riesce a completare una frase senza essere interrotti dall’affanno, ma con uno sforzo percepibile dall’interlocutore.

Per la durata: mai al di sotto dei 20 minuti per sessione, con un obiettivo di 150-300 minuti settimanali di attività moderata secondo le raccomandazioni OMS.

Per la scelta dell’attività: preferire esercizi a basso impatto articolare (cicloergometro, vogatore, nuoto, camminata veloce) rispetto alla corsa ad alto impatto, soprattutto dopo i 40 anni. Il vogatore, in particolare, attiva una massa muscolare ampia e rende l’allenamento aerobico più efficiente.

Per approfondire: Il riscaldamento: principio vitale dell’esercizio fisico e Camminare a ritmo sostenuto è un’efficace difesa contro il diabete.

Allenamento con i pesi

Il tessuto muscolare è un organo metabolico attivo: assorbe glucosio post-prandiale, ossida acidi grassi a riposo e modifica la destinazione dei nutrienti assunti con la dieta. Sviluppare e mantenere la massa muscolare è quindi una strategia diretta di contrasto all’accumulo di grasso ectopico e all’insulinoresistenza.

La stessa meta-analisi del 2023 su Obesity Reviews ha confermato che anche il resistance training riduce significativamente il grasso viscerale, con un effetto particolarmente rilevante negli uomini. La combinazione di allenamento aerobico e con i pesi nella stessa settimana (allenamento concomitante) è la strategia con il profilo di efficacia più solido.

In pratica: due sessioni settimanali di 45-60 minuti, centrate su movimenti composti — squat, stacco da terra, panca, rematori — che reclutano grandi masse muscolari e producono un effetto metabolico sistemico superiore agli esercizi di isolamento.

Per approfondire: Prevenire la sarcopenia – 15 strategie scientifiche per preservare forza e autonomia dopo i 50 anni e Stretching e defaticamento – la guida completa per recuperare davvero bene.

Gestione della finestra di digiuno

Indipendentemente dall’approccio alimentare adottato, smettere di mangiare almeno 2-3 ore prima di andare a letto riduce il carico metabolico notturno e favorisce i processi di riparazione e ossidazione lipidica che avvengono durante il sonno. Non è una forma di digiuno intermittente strutturato, ma una modifica comportamentale semplice con una base fisiologica solida: l’attività digestiva e il picco insulinico post-prandiale sono in conflitto con la fisiologia del sonno profondo e con la produzione notturna di ormone della crescita.

Quanto ci vuole per vedere i risultati?

La letteratura scientifica indica che anche una riduzione di 1-2 kg di grasso viscerale produce effetti metabolici misurabili: miglioramento della sensibilità insulinica, riduzione dei marcatori infiammatori, diminuzione dei trigliceridi circolanti. Non è necessario raggiungere una trasformazione corporea drastica per ottenere benefici clinicamente rilevanti.

L’orizzonte temporale realistico per interventi combinati — dieta, esercizio aerobico e resistance training — è di 12-24 settimane per variazioni significative della circonferenza vita. La progressione non è lineare e dipende dalla genetica individuale, dalla gestione dello stress e dalla qualità del sonno, fattori che agiscono in parallelo all’alimentazione e all’allenamento.

Il grasso viscerale risponde all’attività fisica in modo proporzionalmente superiore rispetto al grasso sottocutaneo: questo significa che, anche prima che le variazioni siano visibili allo specchio, i benefici metabolici interni sono già in corso.

Domande e risposte

Il grasso viscerale si vede dall’esterno? Solo parzialmente. Si manifesta come una prominenza addominale compatta e non comprimibile — diversa dal grasso sottocutaneo, che è morbido e si può afferrare con le dita. Tuttavia la circonferenza vita non è un indicatore definitivo: soggetti normopeso possono avere grasso viscerale significativo senza una pancia visibile. L’unico metodo diagnostico diretto è l’imaging (TC o risonanza magnetica).

Qual è la differenza tra grasso viscerale e grasso sottocutaneo? Il grasso sottocutaneo si trova immediatamente sotto la pelle, risponde ordinatamente ai segnali ormonali e funge da riserva energetica relativamente sicura. Il grasso viscerale è localizzato dentro la cavità addominale, a contatto con gli organi interni, e scarica acidi grassi liberi e molecole infiammatorie direttamente nella vena porta, con effetti metabolici sistemici. La posizione è la differenza biologicamente decisiva.

Posso avere grasso viscerale anche se sono normopeso? Sì. Il profilo TOFI (thin outside, fat inside) è documentato: persone con peso nella norma possono avere grasso viscerale elevato se il loro deposito sottocutaneo si satura rapidamente per ragioni genetiche. In questi soggetti il rischio cardiometabolico è comparabile a quello di chi è visibilmente in sovrappeso con accumulo viscerale.

Quali sono i valori di circonferenza vita considerati a rischio? Le linee guida ESC (2024) indicano due soglie. La prima, di allerta: oltre 94 cm negli uomini e oltre 80 cm nelle donne, con raccomandazione di non aumentare ulteriormente il peso. La seconda, di intervento attivo: oltre 102 cm negli uomini e oltre 88 cm nelle donne, con necessità di riduzione. Questi valori si riferiscono alla popolazione europea adulta.

Lo stress può davvero far accumulare grasso sulla pancia? Sì, con un meccanismo biologico preciso. Il tessuto adiposo viscerale esprime una densità di recettori per i glucocorticoidi superiore rispetto al grasso sottocutaneo. In condizioni di stress cronico, con cortisolo cronicamente elevato, il grasso tende a redistribuirsi preferenzialmente verso il deposito viscerale. Non è una credenza popolare: è documentato nella letteratura scientifica sul metabolismo glucocorticoide.

Dormire poco fa aumentare il grasso viscerale? Lo studio di Covassin et al. (2022, Journal of the American College of Cardiology) ha misurato un aumento dell’11% del grasso viscerale in soggetti sani dopo 14 giorni con sole 4 ore di sonno per notte. Il grasso si era accumulato selettivamente nel compartimento viscerale e non si era ridotto durante i giorni di recupero successivi. La privazione cronica del sonno rappresenta un fattore di rischio indipendente per l’obesità viscerale.

Quale tipo di allenamento è più efficace per ridurre il grasso viscerale? Una network meta-analisi su 84 trial clinici randomizzati (Chen et al., Obesity Reviews, 2023) ha confermato che sia l’esercizio aerobico di intensità almeno moderata, sia il resistance training, sia la combinazione dei due riducono significativamente il grasso viscerale. L’allenamento concomitante — aerobico e con i pesi nella stessa settimana — è la strategia con il profilo di efficacia più solido. Non esiste un singolo metodo miracoloso.

Quanto grasso viscerale bisogna perdere per ottenere benefici metabolici? La letteratura indica che anche una riduzione di 1-2 kg di grasso viscerale produce effetti misurabili: miglioramento della sensibilità insulinica, riduzione dei trigliceridi, diminuzione dei marcatori infiammatori. Non è necessario raggiungere trasformazioni corporee radicali per ottenere benefici clinicamente rilevanti.

Il grasso viscerale è pericoloso anche per chi fa sport regolarmente? L’attività fisica regolare riduce il rischio di accumulo viscerale e rappresenta uno dei principali strumenti di prevenzione. Tuttavia, uno stile di vita attivo non annulla completamente l’effetto di una dieta ipercalorica cronica, di un sonno cronicamente insufficiente o di uno stress non gestito. I fattori agiscono in parallelo e richiedono un intervento integrato.

Grasso viscerale e steatosi epatica sono collegati? Direttamente. Il grasso viscerale scarica acidi grassi liberi e citochine pro-infiammatorie nella vena porta, che le porta direttamente al fegato. Quando questo flusso supera la capacità di smaltimento epatica, si sviluppa steatosi epatica metabolica (MASLD), una condizione la cui prevalenza è in forte crescita e che, se non affrontata, può evolvere verso forme più severe di danno epatico.

Hai altre domande su come valutare il tuo rischio metabolico o su come impostare un percorso personalizzato per ridurre il grasso viscerale? Scrivici: ti risponderemo con informazioni precise e, dove necessario, ti orienteremo verso i professionisti più adatti al tuo caso.

    Fonti scientifiche

    Koskinas KC et al. — Obesity and cardiovascular disease: an ESC clinical consensus statement — Dichiarazione di consenso della Società Europea di Cardiologia su obesità, rischio cardiovascolare e soglie cliniche della circonferenza vita per la popolazione europea adulta. https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehae508

    Covassin N et al. — Effects of Experimental Sleep Restriction on Energy Intake, Energy Expenditure, and Visceral Obesity — Studio clinico controllato e randomizzato (Mayo Clinic) che ha misurato un aumento dell’11% del grasso viscerale in soggetti sani dopo 14 giorni di restrizione del sonno a 4 ore per notte. https://doi.org/10.1016/j.jacc.2022.01.038

    Chen ZA et al. — Effects of various exercise types on visceral adipose tissue in individuals with overweight and obesity: A systematic review and network meta-analysis of 84 randomized controlled trials — Network meta-analisi su 4.836 pazienti che confronta l’efficacia di aerobico, resistance training, combinato e HIIT sulla riduzione del grasso viscerale. https://doi.org/10.1111/obr.13666

    Björntorp P. — Visceral fat and metabolic inflammation: the portal theory revisited — Revisione critica delle evidenze sull’ipotesi portale: il ruolo degli acidi grassi liberi drenati dal grasso viscerale nella vena porta nello sviluppo dell’insulinoresistenza epatica e della steatosi. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23107257/

    Patel P, Abate N. — Body fat distribution and insulin resistance — Revisione del ruolo della distribuzione del grasso corporeo, con particolare attenzione al tessuto adiposo viscerale come mediatore dell’insulinoresistenza e del rischio di diabete di tipo 2. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23710175/

    Lee MJ, Fried SK. — Deconstructing the roles of glucocorticoids in adipose tissue biology and the development of central obesity — Analisi del meccanismo molecolare con cui i glucocorticoidi agiscono preferenzialmente sul tessuto adiposo viscerale, con maggiore espressione recettoriale rispetto al sottocutaneo. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23735216/

    Younossi ZM et al. — The global epidemiology of nonalcoholic fatty liver disease (NAFLD) and nonalcoholic steatohepatitis (NASH): a systematic review — Revisione sistematica sulla prevalenza globale della MASLD/NAFLD, prima causa emergente di trapianto epatico in molti Paesi ad alto reddito. https://doi.org/10.1097/HEP.0000000000000004

    ISTAT — Aspetti della vita quotidiana — Stili di vita e condizioni di salute — Fonte statistica italiana di riferimento per i dati sulla prevalenza di sovrappeso e obesità nella popolazione adulta italiana. https://www.istat.it/it/files/2023/07/REPORT_SALUTE_2022.pdf

    Rosmond R. — Role of stress in the pathogenesis of the metabolic syndrome — Revisione del ruolo del cortisolo e dell’asse HPA nella patogenesi della sindrome metabolica, con analisi della redistribuzione addominale del grasso in risposta allo stress cronico. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/15780244/

    OMS — Obesity and overweight — Fact sheet — Scheda informativa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sull’epidemiologia globale dell’obesità, con dati aggiornati sulla prevalenza in Europa e sulle patologie associate. https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/obesity-and-overweight

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