Uno studio americano pubblicato su Pediatrics conferma: possedere uno smartphone prima dei 12 anni aumenta il rischio di depressione, obesità e disturbi del sonno. I pediatri italiani raccomandano di attendere almeno i 13 anni
La domanda tormenta ogni genitore di bambini in età scolare: quando è il momento giusto per dare uno smartphone ai propri figli? Un nuovo studio pubblicato a dicembre 2025 sulla prestigiosa rivista scientifica Pediatrics fornisce evidenze concrete sui rischi associati a un’acquisizione precoce di questi dispositivi. I risultati sono chiari: i bambini che possiedono uno smartphone personale entro i 12 anni mostrano tassi significativamente più elevati di depressione, obesità e disturbi del sonno rispetto ai coetanei che non ne hanno uno.
La ricerca, condotta dal Children’s Hospital of Philadelphia in collaborazione con l’Università della California a Berkeley e la Columbia University di New York, ha analizzato dati relativi a oltre 10.000 adolescenti americani. Le conclusioni dello studio si allineano perfettamente con le recenti raccomandazioni della Società Italiana di Pediatria, che a novembre 2025 ha aggiornato le proprie linee guida invitando le famiglie a rinviare l’introduzione dello smartphone personale almeno fino ai 13 anni.
Lo studio americano: metodologia e risultati
Il team di ricerca guidato dal dottor Ran Barzilay, psichiatra infantile e dell’adolescenza presso il Children’s Hospital of Philadelphia, ha esaminato i dati provenienti dall’Adolescent Brain Cognitive Development Study, descritto come il più ampio studio longitudinale sullo sviluppo cerebrale infantile mai condotto negli Stati Uniti. L’indagine ha coinvolto partecipanti provenienti da tutto il territorio americano, seguiti tra il 2018 e il 2020.
Gli autori hanno analizzato due gruppi di giovani: quelli che già possedevano uno smartphone personale all’età di 12 anni e quelli che non lo avevano. Hanno inoltre seguito nel tempo i ragazzi di 12 anni che inizialmente non possedevano un dispositivo per verificare cosa accadeva quando ne ricevevano uno entro i 13 anni.
I risultati mostrano associazioni statisticamente significative tra il possesso di uno smartphone a 12 anni e tre principali problematiche di salute. I ragazzi proprietari di uno smartphone presentavano un rischio aumentato del 31% di sviluppare depressione, del 40% di obesità e del 62% di soffrire di sonno insufficiente rispetto ai coetanei senza dispositivo personale.
Un elemento particolarmente rilevante emerso dallo studio riguarda l’età di acquisizione: più precocemente un bambino riceve il proprio primo smartphone, maggiori sono i rischi di obesità e disturbi del sonno. Per ogni anno anticipato nell’acquisizione del dispositivo, il rischio di obesità aumenta del 9% e quello di sonno insufficiente dell’8%.
Il follow-up condotto all’età di 13 anni ha fornito ulteriori conferme. Tra i giovani che a 12 anni non possedevano uno smartphone, coloro che ne avevano ricevuto uno nell’anno successivo mostravano un rischio aumentato del 57% di manifestare problemi di salute mentale a livello clinico e del 50% di soffrire di disturbi del sonno, anche dopo aver controllato statisticamente i livelli di salute mentale e la qualità del sonno preesistenti.
“È stato piuttosto sorprendente, devo ammettere”, ha dichiarato Barzilay. “Avevamo progettato lo studio con questa domanda in mente, ma trovare risultati così evidenti è stato davvero significativo”.
I tre rischi principali per la salute
Depressione e salute mentale
L’aumento del 31% nel rischio di depressione tra i dodicenni che possiedono uno smartphone rappresenta un dato allarmante ma non isolato. Negli ultimi anni, numerosi studi hanno evidenziato una correlazione tra l’uso intensivo di dispositivi digitali e l’aumento di disturbi psicologici nell’infanzia e nell’adolescenza.
Gli smartphone offrono ai giovani utenti un accesso illimitato a contenuti, piattaforme social e interazioni per cui potrebbero non essere ancora pronti dal punto di vista emotivo e cognitivo. L’esposizione costante a immagini idealizzate sui social media, le dinamiche di approvazione attraverso like e commenti, e il confronto sociale continuo possono minare progressivamente l’autostima e il benessere psicologico dei più giovani.
Un rapporto pubblicato da Sapien Labs a gennaio 2025 ha evidenziato un aumento preoccupante di sentimenti di aggressività, rabbia e persino allucinazioni tra gli adolescenti statunitensi e indiani, fenomeni correlati all’abbassamento progressivo dell’età di primo accesso agli smartphone.
Obesità e sedentarietà
Il rischio di obesità aumentato del 40% tra i giovani proprietari di smartphone solleva interrogativi importanti sulle conseguenze fisiche dell’uso precoce di questi dispositivi. Il meccanismo è piuttosto intuitivo: ogni ora trascorsa davanti allo schermo di uno smartphone è un’ora sottratta all’attività fisica, al gioco all’aperto, allo sport.
I bambini e gli adolescenti hanno bisogno di muoversi per uno sviluppo fisico armonioso. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda almeno 60 minuti di attività fisica moderata-vigorosa al giorno per i giovani tra 5 e 17 anni. Quando lo smartphone diventa il compagno costante, queste opportunità di movimento si riducono drasticamente.
Le ricerche della Società Italiana di Pediatria confermano questa tendenza anche nel contesto italiano: nei bambini tra 3 e 6 anni, oltre 50 minuti quotidiani trascorsi davanti agli schermi si associano a un rischio maggiore non solo di sovrappeso ma anche di ipertensione pediatrica.
Inoltre, l’uso dello smartphone può influenzare negativamente le abitudini alimentari. I bambini che utilizzano dispositivi durante i pasti tendono a mangiare in modo più distratto e meno consapevole, con conseguenze negative sia sulla quantità che sulla qualità dell’alimentazione.
Disturbi del sonno
Con un aumento del rischio del 62%, i disturbi del sonno rappresentano la problematica più fortemente associata al possesso precoce di smartphone. Questo dato non sorprende gli esperti, che da anni mettono in guardia sui meccanismi attraverso cui i dispositivi digitali interferiscono con il riposo notturno.
La luce blu emessa dagli schermi degli smartphone sopprime la produzione di melatonina, l’ormone che regola il ciclo sonno-veglia. L’uso di questi dispositivi nelle ore serali e notturne altera quindi i ritmi circadiani naturali, rendendo più difficile addormentarsi e compromettendo la qualità del sonno.
Ma non è solo una questione di luce blu. Gli smartphone mantengono il cervello in uno stato di iperattivazione: notifiche, messaggi, contenuti stimolanti continuano a sollecitare l’attenzione anche quando sarebbe il momento di rilassarsi. Molti adolescenti dormono con lo smartphone accanto al letto o addirittura sotto il cuscino, interrompendo ripetutamente il sonno per controllare messaggi o social media.
Le conseguenze di un sonno insufficiente o di scarsa qualità nei bambini e negli adolescenti vanno ben oltre la semplice stanchezza diurna. Secondo i dati della Società Italiana di Pediatria, nei bambini tra 3 e 5 anni ogni ora aggiuntiva di esposizione agli schermi riduce il sonno di circa 15 minuti. La mancanza cronica di riposo adeguato compromette memoria, apprendimento, regolazione emotiva, funzionamento del sistema immunitario e aumenta il rischio di sviluppare problemi metabolici e cardiovascolari nel lungo termine.
Il contesto italiano: le raccomandazioni della Società Italiana di Pediatria
A novembre 2025, in occasione degli Stati Generali della Pediatria tenutosi al Senato della Repubblica, la Società Italiana di Pediatria ha presentato un aggiornamento delle proprie raccomandazioni sull’uso del digitale in età evolutiva. Il documento, basato su una revisione sistematica di oltre 6.800 studi scientifici internazionali, di cui 78 inclusi nell’analisi finale, traccia un quadro allarmante dell’impatto che un’esposizione precoce e prolungata agli schermi ha sulla salute dei più giovani.
“Ogni anno in più senza smartphone è un investimento nella salute del bambino”, ha dichiarato Rino Agostiniani, presidente della Società Italiana di Pediatria. “L’età pediatrica è una fase di straordinaria vulnerabilità e crescita: il cervello continua a formarsi e a riorganizzarsi per tutta l’infanzia e l’adolescenza. Una stimolazione digitale precoce e prolungata può alterare attenzione, apprendimento e regolazione emotiva”.
Le nuove linee guida della Società Italiana di Pediatria sono particolarmente stringenti:
- Evitare l’accesso non supervisionato a internet prima dei 13 anni per i rischi legati all’esposizione a contenuti inappropriati
- Rinviare l’introduzione dello smartphone personale almeno fino ai 13 anni per prevenire conseguenze sullo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale
- Ritardare il più possibile l’uso dei social media, idealmente fino ai 18 anni, anche se consentiti per legge dai 13 anni
- Evitare l’uso dei dispositivi durante i pasti e prima di andare a dormire
- Incentivare attività all’aperto, sport, lettura e gioco creativo
- Mantenere supervisione, dialogo e strumenti di controllo costanti in tutte le fasce d’età
Vengono inoltre confermate le raccomandazioni stabilite nel 2018: nessun dispositivo sotto i 2 anni, massimo un’ora al giorno tra i 2 e i 5 anni, massimo due ore dopo i 5 anni e sempre sotto controllo adulto.
Il contesto italiano presenta caratteristiche specifiche che rendono queste raccomandazioni ancora più urgenti. Come ha spiegato il presidente Agostiniani, l’esperienza della pandemia da COVID-19 ha aumentato in modo significativo l’esposizione dei minori agli schermi, con un tempo medio giornaliero cresciuto di 4-6 ore, raddoppiato rispetto ai livelli pre-pandemici.
I dati raccolti dai pediatri italiani documentano conseguenze concrete già nelle fasce d’età più basse: 30 minuti in più al giorno di esposizione agli schermi può raddoppiare il rischio di ritardo del linguaggio nei bambini sotto i 2 anni. Tra i 3 e i 6 anni, oltre 50 minuti quotidiani di dispositivi si associano a un maggior rischio di ipertensione pediatrica e sovrappeso.
“Nei bambini sotto i 13 anni l’eccesso di schermi è associato a ritardi del linguaggio, calo dell’attenzione e peggioramento del sonno”, ha sottolineato Elena Bozzola, coordinatrice della Commissione dipendenze digitali della Società Italiana di Pediatria. “Negli adolescenti vediamo crescere ansia, isolamento, dipendenza dai social e perdita di autostima. Ogni ora passata davanti a uno schermo è un’ora sottratta al gioco, allo sport, alla creatività”.
Oltre ai rischi già evidenziati dallo studio americano, i pediatri italiani segnalano problematiche aggiuntive: danni alla salute visiva con aumento dei casi di affaticamento oculare, secchezza e miopia precoce aggravati dalla scarsa esposizione alla luce naturale; crescita del cyberbullismo e della violenza online, in aumento del 26% tra i 10 e i 13 anni, con le vittime che presentano un rischio triplo di ideazione suicidaria; esposizione precoce alla pornografia online, associata a comportamenti sessuali a rischio.
Non solo contenuti: il problema è il possesso stesso
Un aspetto particolarmente interessante dello studio pubblicato su Pediatrics riguarda ciò che i ricercatori non hanno analizzato. Come ha chiarito il dottor Barzilay: “Non abbiamo nemmeno guardato a cosa fanno i ragazzi sul telefono. Ci siamo semplicemente chiesti: il semplice fatto di possedere un proprio smartphone in questa fascia d’età ha qualche relazione con gli esiti di salute?”.
Questa scelta metodologica è significativa perché dimostra che i rischi documentati non dipendono necessariamente dai contenuti specifici visualizzati o dalle applicazioni utilizzate, ma sono intrinsecamente legati al possesso del dispositivo. Gli autori dello studio hanno inoltre controllato statisticamente il possesso di altri dispositivi come tablet e smartwatch, e hanno trovato che le associazioni rilevate erano specifiche per gli smartphone.
Perché gli smartphone rappresentano una categoria a sé? La risposta sta nelle caratteristiche peculiari di questi dispositivi: sono personali, sempre accesi, sempre connessi, sempre accessibili. Un bambino con uno smartphone personale ha un accesso potenzialmente illimitato e non filtrato a un mondo digitale complesso, senza la disciplina e la maturità necessarie per gestire efficacemente il proprio utilizzo.
Come scrivono gli autori nella loro pubblicazione: “Il possesso di smartphone offre sfide uniche in quanto può garantire ai giovani un accesso illimitato a un mondo per cui potrebbero non essere pronti, senza la disciplina per gestire efficacemente il proprio utilizzo”.
A differenza di un tablet, che spesso rimane in casa e viene utilizzato in spazi comuni sotto la supervisione dei genitori, lo smartphone accompagna il bambino ovunque: a scuola, nella cameretta, persino nel letto. Questa onnipresenza elimina le naturali barriere temporali e spaziali che potrebbero limitare l’esposizione.
Cosa possono fare i genitori
Di fronte a questi dati, molti genitori si trovano in una posizione difficile. Da un lato, comprendono i rischi documentati dalla ricerca scientifica. Dall’altro, devono confrontarsi con pressioni sociali considerevoli: altri bambini hanno già lo smartphone, i figli lamentano di sentirsi esclusi, esistono situazioni pratiche in cui un telefono sembra necessario.
Il dottor Barzilay, che è padre di un bambino di 9 anni che chiede insistentemente un telefono, ha affrontato personalmente questo dilemma. La sua posizione, basata sulle evidenze emerse dalla ricerca, è chiara: “Non riceverà un telefono tanto presto. Decisione netta”.
Tuttavia, i ricercatori e i pediatri italiani non intendono colpevolizzare i genitori o adottare posizioni rigidamente proibizioniste. Barzilay stesso ha ammesso che i suoi due figli maggiori hanno ricevuto smartphone prima dei 12 anni, e riconosce che questi dispositivi offrono benefici reali in termini di connettività e accesso alle informazioni.
L’approccio raccomandato si basa su alcuni principi fondamentali:
Posticipare l’acquisizione del primo smartphone
Ogni anno guadagnato rappresenta un investimento nella salute fisica e mentale del bambino. Attendere almeno i 13 anni, come suggeriscono i pediatri italiani, permette al cervello in via di sviluppo di consolidare competenze cognitive ed emotive fondamentali prima di affrontare le sfide del mondo digitale.
Stabilire regole chiare prima della consegna
Quando si decide che è il momento giusto per dare uno smartphone al proprio figlio, è fondamentale stabilire preventivamente regole d’uso condivise. Alcuni genitori utilizzano veri e propri contratti scritti che definiscono orari, modalità e limiti di utilizzo, firmati da entrambe le parti. Questo approccio rende esplicite le aspettative e facilita il dialogo quando si verificano violazioni.
Vietare l’uso notturno
Gli smartphone non dovrebbero mai entrare nella camera da letto dei bambini e degli adolescenti. Stabilire una “stazione di ricarica” comune dove tutti i dispositivi della famiglia vengono depositati la sera, almeno un’ora prima di andare a dormire, è una pratica efficace per proteggere la qualità del sonno.
Mantenere i pasti liberi dagli schermi
I momenti dei pasti rappresentano opportunità preziose per la comunicazione familiare e per sviluppare abitudini alimentari consapevoli. Tutti i membri della famiglia, genitori compresi, dovrebbero lasciare i dispositivi lontano dalla tavola.
Promuovere attività alternative
È cruciale che i bambini abbiano tempo dedicato ad attività che non richiedono l’uso del telefono: sport, giochi all’aperto, lettura, hobby creativi, momenti di noia costruttiva. Come sottolineano i pediatri italiani: “Dobbiamo restituire ai bambini tempo per annoiarsi, per muoversi, per giocare e per dormire”.
Mantenere un dialogo continuo
“Quando si prende la decisione di dare a un ragazzo uno smartphone, non dovrebbe essere qualcosa che si fa e poi ci si dimentica”, ha spiegato Barzilay. “I genitori dovrebbero comunicare questo aspetto ai propri figli e lavorare insieme per vedere come il possesso dello smartphone influenza il loro stile di vita e il loro benessere”. Quando i ragazzi comprendono che queste conversazioni nascono da un’autentica preoccupazione per la loro salute, sono più propensi a collaborare con i genitori.
Utilizzare strumenti di controllo parentale
Regolare le impostazioni di privacy e contenuto per evitare l’esposizione a materiale inappropriato, utilizzare applicazioni che limitano il tempo di utilizzo o bloccano determinate funzioni in orari specifici, monitorare (in modo trasparente e concordato) le attività online. Questi strumenti tecnologici non sostituiscono il dialogo e la supervisione educativa, ma possono essere di supporto.
Discutere regolarmente di problematiche legate allo smartphone
Creare spazi di confronto aperti su temi come l’interruzione del sonno, i conflitti generati dall’uso del telefono, le sensazioni provate dopo l’utilizzo dei social media. Insieme al figlio, cercare soluzioni quando emergono problemi, modificando le regole se necessario.
La Società Italiana di Pediatria sottolinea che la presenza e l’esempio degli adulti restano la prima forma di prevenzione digitale. I genitori che passano ore davanti ai propri smartphone difficilmente potranno chiedere ai figli di limitarne l’uso. La coerenza educativa richiede che anche gli adulti ripensino il proprio rapporto con questi dispositivi.
Un approccio equilibrato: né demonizzazione né sottovalutazione
È importante chiarire che le evidenze scientifiche sui rischi degli smartphone in età precoce non implicano una demonizzazione della tecnologia in sé. Come ha sottolineato ripetutamente Barzilay, gli smartphone offrono vantaggi significativi: mantengono le persone connesse, forniscono accesso rapido a informazioni e conoscenze, possono essere strumenti di apprendimento se utilizzati appropriatamente.
“Non serve demonizzare la tecnologia, ma insegnare a usarla con misura e consapevolezza”, ha ribadito Elena Bozzola della Società Italiana di Pediatria. La sfida educativa non consiste nell’eliminare il digitale dalla vita dei giovani, operazione peraltro impossibile nel contesto contemporaneo, ma nell’introdurlo al momento giusto, quando i ragazzi hanno sviluppato la maturità necessaria per gestirlo.
Le applicazioni educative ben progettate possono effettivamente supportare l’apprendimento nei bambini in età prescolare e nei primi anni delle elementari, purché utilizzate insieme ai genitori e non come sostituto dell’interazione umana. I dispositivi digitali, se introdotti gradualmente e con supervisione adeguata, possono diventare strumenti preziosi per la crescita personale e l’acquisizione di competenze.
Il punto cruciale riguarda i tempi e i modi di questa introduzione. Come ha spiegato il presidente della Società Italiana di Pediatria: “La tecnologia è uno strumento straordinario, ma deve entrare nella vita dei ragazzi al momento giusto, quando hanno la maturità per gestirla. Accompagnarli in questo percorso è una responsabilità condivisa tra famiglie, scuola e istituzioni”.
Lo psicoterapeuta dell’età evolutiva Alberto Pellai, commentando le raccomandazioni dei pediatri, ha sottolineato: “Le raccomandazioni dei pediatri hanno un valore superiore a quello di qualsiasi altro specialista, me compreso. Perché il pediatra è lo specialista medico che si prende cura della tutela della salute in età evolutiva e ne diventa il garante”.
Questa prospettiva evidenzia come la questione degli smartphone ai bambini non sia semplicemente un tema educativo o sociale, ma una vera e propria questione di salute pubblica che richiede un approccio basato sulle evidenze scientifiche.
Conclusioni: investire nel futuro dei nostri figli
Lo studio pubblicato su Pediatrics e le raccomandazioni aggiornate della Società Italiana di Pediatria convergono su un messaggio chiaro: posticipare l’età di primo accesso allo smartphone personale rappresenta un investimento concreto nella salute fisica e mentale dei bambini.
I dati sono inequivocabili. Il possesso precoce di smartphone si associa a rischi aumentati di depressione, obesità e disturbi del sonno. Più anticipata è l’acquisizione del dispositivo, maggiori sono i rischi per alcuni di questi esiti. E quando un bambino che non aveva uno smartphone ne riceve uno, le sue condizioni di salute mentale e di sonno tendono a peggiorare rispetto ai coetanei che continuano a non averlo.
Nel contesto italiano, dove la pandemia ha ulteriormente accelerato la digitalizzazione precoce dell’infanzia, le raccomandazioni dei pediatri assumono un’urgenza particolare. Non si tratta di negare ai giovani l’accesso alla tecnologia, ma di garantire che questo accesso avvenga quando sono pronti, quando il loro cervello ha raggiunto uno stadio di sviluppo tale da permettere una gestione consapevole ed equilibrata.
Come genitori, educatori e società, abbiamo la responsabilità di proteggere i più giovani dai rischi evitabili, anche quando questo comporta scelte difficili o controcorrente rispetto alle pressioni sociali. Restituire ai bambini il tempo per annoiarsi, muoversi, giocare e dormire non è un lusso nostalgico, ma una necessità per il loro sviluppo armonico.
La decisione su quando introdurre uno smartphone nella vita di un bambino dovrebbe essere frutto di una riflessione ponderata, basata sulle evidenze scientifiche disponibili e sulle caratteristiche specifiche del singolo ragazzo. Il dialogo con il pediatra di fiducia può essere prezioso in questo percorso decisionale.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non sostituiscono in alcun modo il parere del medico o del pediatra. Per decisioni relative alla salute dei propri figli è sempre necessario consultare professionisti sanitari qualificati.
I numeri dello studio in sintesi
Campione analizzato:
- 10.588 adolescenti americani
- Dati dall’Adolescent Brain Cognitive Development Study
- Follow-up tra 2018 e 2020
A 12 anni, rispetto a non possedere smartphone:
- +31% rischio di depressione
- +40% rischio di obesità
- +62% rischio di sonno insufficiente
Per ogni anno anticipato di acquisizione:
- +9% rischio di obesità
- +8% rischio di sonno insufficiente
A 13 anni, chi ha ricevuto smartphone nell’ultimo anno:
- +57% rischio di problemi mentali clinici
- +50% rischio di sonno insufficiente
Raccomandazioni SIP per fasce d’età
0-2 anni
- Nessun dispositivo digitale
- Escludere anche esposizione passiva (es. TV accesa in sottofondo)
2-5 anni
- Massimo 1 ora al giorno
- Sempre con supervisione adulta
- Privilegiare contenuti educativi di qualità
- Mai prima di dormire o durante i pasti
5-8 anni
- Massimo 2 ore al giorno
- Mantenere supervisione costante
- No dispositivi in camera da letto
- Bilanciare con attività fisica e gioco all’aperto
8-13 anni
- Evitare smartphone personale
- Limitare accesso a internet non supervisionato
- Promuovere alfabetizzazione digitale critica
- Stabilire regole familiari condivise
13+ anni
- Valutare maturità individuale prima di dare smartphone personale
- Stabilire contratti d’uso chiari
- Mantenere dialogo continuo
- Ritardare il più possibile accesso ai social media
Hai dubbi o domande sulla salute digitale di tuo figlio?
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Per approfondire
Fonti principali:
- Barzilay R. et al. “Smartphone Ownership, Age of Smartphone Acquisition, and Health Outcomes in Early Adolescence”. Pediatrics 2025. DOI: 10.1542/peds.2025-072941
- Società Italiana di Pediatria – Raccomandazioni sull’uso del digitale in età evolutiva (novembre 2025)
- Società Italiana di Pediatria – Position Statement sui media device 0-8 anni (2018)
Risorse per i genitori:
- Istituto Superiore di Sanità – Sezione Salute mentale bambini e adolescenti
- Telefono Azzurro – Helpline 19696 per consulenze su sicurezza digitale
- Save the Children – Educazione digitale
- Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’ISS

