Nell’ambito degli studi sull’invecchiamento vi è una distinzione comunemente usata tra età biologica ed età cronologica. Recenti sviluppi in epigenetica suggeriscono che il nostro epigenoma – le modifiche chimiche che avvengono al di sopra della nostra sequenza di DNA – è la chiave utile a comprendere ed effettuare il calcolo dell’invecchiamento biologico umano. È il caso di vederci chiaro in quanto la differenza tra età biologica ed età cronologica e l’attribuzione di una età “corretta”, in futuro avranno significative ed inevitabili implicazioni sia generali che, se ci fermiamo a riflettere ad es. anche dal punto di vista normativo, assicurativo, lavorativo.
Attualmente invece, è l’età cronologica ad essere usata come indicatore dell’invecchiamento delle persone. Questo approccio ha peraltro deviato il corso ed i risultati di migliaia di ricerche, basate su modelli ormai inaffidabili. È così del tutto plausibile che in un futuro molto prossimo, l’età non sarà più calcolata in base al dato cronologico, bensì sulla nostra età biologica, proprio in quanto questa è un indicatore migliore delle nostre funzionalità.
L’utilità dei biomarcatori nella definizione dell’età
Non esiste ancora alcun biomarcatore universale per stimare lo stato di salute generale e l’aspettativa di vita. Inoltre, un approccio condiviso al concetto stesso di invecchiamento ed ai mezzi per la sua misurazione deve ancora essere sviluppato. Sicché questa branca ha raccolto da molti anni l’interesse di numerosi specialisti, in quanto biomarcatori dell’invecchiamento potrebbero facilitare un controllo sanitario efficace, stimare più accuratamente l’aspettativa di vita e migliorare la qualità della stessa. Allo stato attuale gli specialisti usano abitualmente diversi indicatori in grado di identificare l’invecchiamento. È possibile raggruppare questo tipo di valutazione in base al tipo di biomarcatore utilizzato.
I biomarcatori clinici standard sono misure fisiche delle funzioni del corpo come la pressione sanguigna, gli esami del sangue, la densità ossea o l’acuità visiva. Possono anche valutare anomalie strutturali come tumori od atrofia dei tessuti. Questi biomarcatori sono utili a determinare lo stato di invecchiamento perché più una persona invecchia, più le sue funzioni fisiologiche tendono a declinare e le anomalie a diventare più comuni.
I biomarcatori di laboratorio sono test effettuati su campioni di sangue, urine o altri fluidi corporei. Possono valutare le funzioni metaboliche come i livelli di glucosio nel sangue, la funzione renale, la funzione del fegato o lo stato nutrizionale. Si tratta di biomarcatori utili per determinare lo stato di invecchiamento, poiché problematiche come il diabete, l’insufficienza renale, l’insufficienza epatica o la malnutrizione sono più comuni nelle persone anziane.
I biomarcatori molecolari e genetici sono test effettuati a livello molecolare o cellulare. I biomarcatori molecolari possono valutare la presenza di specifiche proteine che possono indicare malattie come il cancro. I biomarcatori genetici possono valutare la presenza di specifici geni o varianti genetiche che possono aumentare il rischio di sviluppare malattie correlate all’età come l’Alzheimer od il Parkinson.
Infine, abbiamo i biomarcatori epigenetici, che valutano cambiamenti nel genoma che non modificano la sequenza del DNA, ma alterano l’espressione dei geni; elementi come la metilazione del DNA, le modificazioni degli istoni ed il silenziamento dell’RNA sono esempi di tali cambiamenti.
Ciascuna categoria di biomarcatori offre una prospettiva diversa sull’invecchiamento e può fornire informazioni preziose, tuttavia, la combinazione di queste misure può dare una visione più completa dello stato di invecchiamento di un individuo.
I biomarcatori, od indicatori biologici, sono strumenti fondamentali per monitorare la nostra salute, rilevare malattie o prevederne l’evoluzione. Esistono vari tipi, tra cui proteine, metaboliti, genetici (RNA e DNA), cellulari e di imaging. Possono essere usati per individuare preventivamente le malattie oppure per valutarne la loro progressione.
La traiettoria della medicina del futuro si orienta verso l’uso dei biomarcatori. Come afferma la dottoressa Paola Antonini, nel recente passato il mondo dei biomarcatori ha fatto passi da gigante. Sono fondamentali per screening, diagnosi, monitoraggio delle malattie ed anche per lo sviluppo di cure individualizzate.
Nonostante l’argomento sia complesso, gli scienziati sono ottimisti sulla possibilità di usarli per migliorare le previsioni sull’invecchiamento.
Alcune difficoltà di salute che sopraggiungono con l’età sono dovute al deterioramento del sistema immunitario, che da giovane riesce a contrastare molti stress ambientali (fumo, alcol ad es.). L’obiettivo è quindi comprendere come riportare l’organismo ad uno stato di salute ottimale, somigliante a quello giovanile.
Il biotecnologo Ken Declerck evidenzia nei suoi vari articoli scientifici come l’invecchiamento sia il principale fattore di rischio per le malattie legate allo stile di vita, come i disturbi cardiaci, neurologici e il cancro. Tuttavia, non tutti invecchiamo allo stesso ritmo. Fattori genetici, ambientali e legati allo stile di vita possono fare la differenza; ad esempio, i centenari sembrano invecchiare più lentamente di altri. Avendo a disposizione un indicatore capace di segnalare l’età biologica rispetto a quella cronologica, sarebbe possibile identificare l’imminenza di malattie legate all’età ed agire di conseguenza.
Una delle chiavi per capire il meccanismo dell’invecchiamento è lo studio dei telomeri. Queste sequenze di DNA si accorciano ad ogni divisione cellulare, portando alla senescenza replicativa, ovvero l’arresto del ciclo cellulare. Negli ultimi tempi, si è però notata l’importanza della metilazione del DNA che, regolando l’espressione genetica, potrebbe essere un indicatore ancora più accurato dell’età. Infatti, recenti studi suggeriscono che l’età legata alla metilazione del DNA potrebbe darci una stima più precisa della nostra età biologica e delle eventuali malattie ad essa correlate. Le ricerche continuano e la speranza è quella di capire ancora meglio l’invecchiamento per poterlo gestire nel modo più efficace.
L’esperta di medicina Anna Reale spiega come funziona la metilazione del DNA, un processo biologico che incide sull’espressione genica e sullo sviluppo dell’organismo. I gruppi metilici vengono trasferiti al DNA formando la 5-metilcitosina nei siti CG. Nonostante questi siti CG rappresentino solo una piccola percentuale del genoma dei mammiferi, sono presenti nella maggior parte dei promotori genici.
Oggigiorno tutti avremo ascoltato più volte i tormentoni di molti opinionisti della salute, come ad esempio di quanto sia importante l’apporto corretto e proporzionato di omega3 / omega6, quanto sia altrettanto importante l’apporto di complessi enzimatici provenienti da substrati vegetali fermentati etc. Bene, proprio da tale prospettiva, la nutrizionista Darija Vranesić-Bender parla del passaggio dall’uso di farmaci all’uso di nutraceutici (da “nutrizione” e “farmaceutica”), sottolineando l’importanza di sostanze come vitamine, carotenoidi e flavonoidi per la nostra salute. Questi nutrienti hanno effetti positivi sul sistema digestivo ed immunitario contribuendo a rallentare i processi di invecchiamento.
La nutraceutica è un concetto introdotto dal Dott. Stephen De Felice nel 1989 e combina “nutrizione” e “farmaceutica”. Si tratta di alimenti che, oltre ad avere un valore nutrizionale, possiedono proprietà curative. Questi possono essere consumati come alimenti o come integratori in forma di capsule, compresse, tinture o polveri. L’uso di nutraceutici aiuta a garantire un apporto controllato di questi nutrienti benefici, cosa che sarebbe difficile da determinare solo tramite la dieta. Questi prodotti non sono semplici integratori, ma alimenti con proprietà terapeutiche.
Come migliorare la propria età biologica?
Ma torniamo al focus del nostro breve articolo cercando di elencare in maniera semplice ed ordinata tutte le pratiche al momento disponibili per il miglioramento della nostra età biologica. Pratiche che, beninteso, coincidono con il miglioramento drastico del nostro stato di benessere generale.
- Nutrizione ottimizzata
Diete personalizzate basate sul profilo genetico
Restrizione calorica intermittente o digiuno intermittente
Supplementazione mirata con nutraceutici
Vuoi saperne di più? Leggi questo manuale introduttivo. - Miglioramento del sonno
Ottimizzazione dei ritmi circadiani
Tecniche di monitoraggio del sonno
Uso di dispositivi per migliorare la qualità del sonno - Gestione dello stress
Meditazione e mindfulness
Tecniche di respirazione
Biofeedback e neurofeedback
- Potenziamento cognitivo
Farmaci o integratori nootropi (sostanze che migliorano le funzioni cognitive)
Stimolazione cerebrale non invasiva (es. tDCS – stimolazione transcranica a corrente diretta)
Tecniche di allenamento mentale - Ottimizzazione dell’esercizio fisico
Allenamento ad alta intensità intervallato (HIIT)
Esercizi basati sul profilo genetico
Recupero ottimizzato (es. crioterapia, terapia iperbarica) - Monitoraggio biometrico
Utilizzo di dispositivi indossabili per tracciare parametri vitali
Analisi regolari del sangue e altri fluidi corporei
Test genetici e epigenetici periodici - Terapie ormonali
Ottimizzazione dei livelli ormonali (sotto supervisione medica)
Utilizzo di precursori ormonali naturali - Tecniche di esposizione ambientale
Terapia della luce
Bagni di freddo e sauna
Earthing o grounding (contatto diretto con il suolo) - Microbioma e salute intestinale
Probiotici e prebiotici personalizzati
Trapianto di microbiota fecale (in contesti medici specifici)
Entriamo in contatto per condividere la nostra esperienza e migliorarci.


5 commenti
[…] influenza di altri fattori: la cistatina C è meno influenzata da fattori come l’età, il sesso, la razza e la dieta rispetto alla […]
[…] carenze nutrizionali, poiché questo significherebbe eliminare anche la frutta e i latticini. Una dieta chetogenica non controllata e non necessaria può portare nel lungo periodo a squilibri metabolici […]
[…] dalla dieta, dallo stress, dall’inquinamento e dall’attività metabolica. Con l’avanzare dell’età, emerge quello che in medicina viene definito “inflammaging” – un’infiammazione sistemica […]
[…] punto di svolta non è l’età anagrafica, ma la decisione consapevole di smettere di delegare al tempo ciò che dipende dalle tue azioni […]
[…] sull’invecchiamento cerebrale si intreccia con un campo più ampio: la distinzione tra età cronologica ed età biologica, misurata attraverso biomarcatori come la metilazione del DNA. Ne avevamo parlato in un articolo […]