Il mal di schiena cronico è la più importante e prima problematica al mondo per spesa sanitaria. Una spesa così ingente che è pari alla somma della spesa per cancro e diabete. Chi non ha provato almeno una volta questo fastidioso problema? E così si corre ai ripari, con antinfiammatori, fisiatri, antidolorifici, fisioterapisti, osteopati, chiropratici etc. Tanti soldi spesi, spesso peggiorando la propria condizione perché la si affronta nella fase più acuta.
Quali sono le vere cause di questa patologia così diffusa come il mal di schiena? Molte, ma oggi ne trattiamo una in particolare, fondamentale e ancora troppo spesso ignorata.
Il mal di schiena è la principale causa di disabilità, da diversi anni, a livello globale. Ciò nonostante la maggior parte degli interventi hanno effetti solo di breve durata e di piccola portata.
C’è chi pratica manipolazioni, chi effettua infiltrazioni, massaggi o chi addirittura, come gli ortopedici, suggerisce l’uso della chirurgia. Un unico problema, nella zona bassa della schiena, che affligge milioni di persone, in condizioni estremamente invalidanti. Le cose peggiorano quando il dolore avanza, coinvolgendo in maniera radicale la sfera psicologico-esistenziale dei pazienti. Questa patologia quindi divora lentamente, assimilando sempre più spazio della vita, diffondendosi, diventando anche sciatica, mal di collo, cervicale etc.
Il mal di schiena cronico conduce naturalmente nella tristezza e poi nella depressione: pensieri, emozioni e stati d’animo che alterano costantemente le nostre energie.
Proprio così: le manifestazioni del dolore inducono ad una situazione personale che si autoalimenta in un meccanismo inesauribile. Proprio per questo, nel tempo, è stata perfezionato un nuovo tipo di approccio, denominato cognitivo-funzionale (CFT), estremamente personalizzato e volto a modificare i pensieri, le emozioni ed i comportamenti correlati al dolore, che contribuiscono all’insorgere e alla cronicizzazione dello stesso. A ciò si aggiunge una prassi molto importante, forse il principale indice barometrico delle caratteristiche profonde e personali di questa pratica terapeutica: il biofeedback sensoriale sul movimento.
Uno studio clinico molto importante si è prefissato di confrontare l’efficacia ed il rapporto tra costi ed efficacia della CFT, con o senza biofeedback sensoriale del movimento, con le cure usuali per i pazienti affetti da mal di schiena cronico e disabilitante.
Da moltissimo tempo i medici hanno intuito che le cause veramente responsabili del mal di schiena non sono i muscoli, le articolazioni, i nervi o i legamenti, bensì i pensieri, i comportamenti e le emozioni carenti che sono indotte dalle sofferenze. Questi problemi mentali si sovrappongono alla sensazione di dolore, il risultato è una risposta autoindulgente e stereotipata: s’instaura un circolo vizioso che porta alla contrazione dei muscoli, all’alterazione del battito cardiaco fino ad assumere comportamenti inadeguati. La rigidità prende allora il sopravvento, rendendo impossibile ogni tentativo di rilassamento e coagulando così le vere cause della cronicizzazione di questa patologia.
La ricerca cui facciamo oggi riferimento, condotta da un gruppo di ricercatori australiani, ha pensato di puntare tutto l’intervento di terapia sulla modifica dei comportamenti alterati e dei pensieri negativi. Nella sostanza si tratta di combattere il pessimismo piuttosto di proporre massaggi o manipolazioni.
Se soffri di mal di schiena da più di tre mesi, è importante trovare un modo consapevole e responsabile per affrontarlo. Ecco alcuni passaggi essenziali da compiere:
Dare un senso al dolore
Oltre a focalizzare la causa fisica, è altrettanto importante esaminare la tua personale interpretazione del dolore. Privilegia una prospettiva favorevole, riconducendola a quegli aspetti che credi siano i veri responsabili dei tuoi malesseri. Riconoscere che il dolore è un meccanismo predefinito di autodifesa rispetto a un problema è un importantissimo passo in avanti e, se occorre, tali convincimenti possono essere ridiscussi con uno specialista purché, bada bene, questo abbia un’esperienza professionale adatta a questo tipo di interazioni.
L’esposizione graduale
Un altro aspetto fondamentale è abituare gradualmente il tuo corpo al movimento, sconfiggendo quella catena di convinzioni negative che tende a ripetersi continuamente su sé stesso, accrescendo il senso di vulnerabilità. Occupati anche di annotare su un diario i tuoi progressi, riportando nei dettagli ogni piccola variazione fisica e morale.
Ritorno alle sane abitudini
Per contrastare efficacemente il mal di schiena, l’adeguato riposo, un’alimentazione equilibrata e una regolare attività fisica, strettamente calibrata sulla tua persona e sulla tua reale età biologica, sono di fondamentale importanza. Le pratiche di mindfulness possono contribuire inoltre a fornirci una più ampia consapevolezza dei nostri cambiamenti.
Tutte queste indicazioni, basate su anni di esperienza e di ricerche scientifiche, non sono da sottovalutare: potresti dunque essere tu stesso il principale artefice della tua guarigione da una patologia cronica come il mal di schiena.
Entriamo in contatto per condividere la nostra esperienza e migliorarci.

