Grounding - benefici, ricerca scientifica e come praticarlo

Grounding: la messa a terra del corpo umano tra evidenze scientifiche,meccanismi biologici e limiti della ricerca

Dai paper su PubMed alla pratica quotidiana: cosa sappiamo davvero sul contatto diretto con la superficie terrestre e la salute

da Redazione
19 minuti lettura

C’è una domanda che la fisiologia moderna pone con crescente serietà: siamo diventati una specie elettricamente isolata dalla terra su cui camminiamo, e questo isolamento ha conseguenze biologiche misurabili? Per la maggior parte della storia evolutiva dell’essere umano, il contatto diretto con la superficie terrestre era ininterrotto. Si dormiva sul suolo, si camminava a piedi nudi o con calzature in cuoio naturalmente conduttivo, si lavorava la terra con le mani. A partire dalla seconda metà del Novecento, la progressiva adozione di suole sintetiche in gomma e plastica — materiali elettricamente isolanti — ha interrotto questa connessione in modo quasi totale. Si stima che oggi oltre il 95% delle calzature vendute nei paesi industrializzati possieda suole che non conducono elettricità, mentre pavimenti in vinile, moquette e asfalto completano lo scenario di un’umanità fisicamente disconnessa dalla superficie del pianeta. Il termine grounding (o earthing, usato come sinonimo nella letteratura scientifica) designa il contatto diretto e conduttivo tra la pelle umana e la superficie terrestre: camminare scalzi su erba, sabbia o terra, immergersi in specchi d’acqua naturali, oppure utilizzare sistemi conduttivi appositamente progettati per creare questa connessione in ambienti chiusi.

La questione non è romantica né mistica: è elettrofisiologica. La superficie terrestre porta una carica elettrica netta negativa, con un’abbondanza di elettroni liberi che circolano continuamente. Il corpo umano è un sistema conduttore. Il quesito scientifico, pertanto, è legittimo e misurabile: quando questo sistema conduttore entra in contatto con la terra, accade qualcosa di biologicamente rilevante?

Negli ultimi vent’anni, un gruppo di ricercatori ha cominciato a rispondere con dati — non sempre definitivi, ma abbastanza interessanti da meritare attenzione critica.

Basi fisiche ed elettrofisiologia: il circuito elettrico globale

Per comprendere i meccanismi proposti dal grounding occorre introdurre un concetto che la fisica atmosferica conosce da decenni: il circuito elettrico globale terrestre. La Terra funziona come un enorme condensatore elettrico: la ionosfera (strato superiore dell’atmosfera, caricato positivamente dai fulmini) e la superficie terrestre (caricata negativamente) formano i due poli di un sistema in costante equilibrio dinamico. I fulmini globali — circa 40-50 al secondo — mantengono questo gradiente di carica, mentre la superficie del pianeta resta uniformemente carica di elettroni liberi.

Il corpo umano è altamente conduttivo. Ogni cellula, ogni fluido corporeo — sangue, liquido cerebrospinale, liquido sinoviale, plasma — è un conduttore. Quando la pelle stabilisce un contatto diretto con la terra, il corpo umano diventa parte integrante di questo circuito elettrico globale e riceve un flusso di elettroni liberi dalla superficie terrestre.

Il meccanismo biologico proposto dalla letteratura scientifica sul grounding è il seguente: gli elettroni liberi assorbiti dalla terra agirebbero come antiossidanti endogeni, neutralizzando i radicali liberi — molecole cariche positivamente che guidano i processi infiammatori cronici. In questa prospettiva, il grounding non sarebbe una pratica esoterica, ma una forma di nutrizione elettronica: un rifornimento di elettroni che il corpo, in condizioni di contatto con la terra, utilizzerebbe per spegnere la cascata ossidativa alla base dell’infiammazione di basso grado.

Questo schema teorico, elaborato principalmente da James Oschman, biofisico americano, e da Gaétan Chevalier dell’Università della California a Irvine, offre una cornice biologicamente plausibile. Non è ancora un meccanismo pienamente dimostrato, ma ha guidato la progettazione degli studi pubblicati in letteratura peer-reviewed nell’ultimo decennio.

📌 In sintesi: il meccanismo proposto

La superficie terrestre porta una carica elettrica netta negativa con abbondanza di elettroni liberi.
Il corpo umano è un conduttore: sangue, liquidi cellulari e tessuti conducono corrente. Quando la pelle tocca la terra, il corpo entra nel circuito elettrico globale e riceve elettroni. Gli elettroni liberi neutralizzerebbero i radicali liberi (pro-ossidanti) responsabili dell’infiammazione cronica. Questo schema è biologicamente plausibile ma non ancora completamente dimostrato in sede sperimentale.

L’evidenza scientifica: una revisione critica dei principali studi

La letteratura sul grounding è ancora limitata per dimensioni dei campioni e rigore metodologico, ma negli ultimi dieci anni ha prodotto risultati che la comunità scientifica non può ignorare. Di seguito una sintesi critica dei contributi più rilevanti indicizzati su PubMed.

Grounding e infiammazione: gli studi pioneristici (2015)

La revisione di Oschman, Chevalier e Brown pubblicata sul Journal of Inflammation Research nel 2015 rappresenta il punto di riferimento teorico e sperimentale del campo. Gli autori analizzano una serie di studi pilota su effetti misurabili del contatto conduttivo con la terra, con particolare attenzione a tre aree: risposta infiammatoria, guarigione delle ferite e malattie autoimmuni.

I dati più significativi riguardano il dolore muscolare a insorgenza ritardata (DOMS, acronimo di delayed onset muscle soreness), un modello sperimentale standardizzato di risposta immunitaria controllata. Soggetti sottoposti a grounding dopo esercizio fisico intenso mostravano alterazioni misurabili nelle concentrazioni di neutrofili e linfociti circolanti, e riduzioni nei marker biochimici dell’infiammazione rispetto ai controlli non a contatto con la terra. Si osservava anche una riduzione del dolore riportato soggettivamente.

Nello stesso anno, un secondo studio (Chevalier, 2015, PMID 25748085) esaminava l’effetto del grounding sulla viscosità del sangue in persone che praticavano yoga su tappetini conduttivi per un’ora. I partecipanti mostravano una riduzione della viscosità ematica rispetto al gruppo di controllo: un dato potenzialmente rilevante per la salute cardiovascolare, poiché il sangue meno denso scorre con minore resistenza e riduce il rischio di aggregazione piastrinica.

Va detto con chiarezza: entrambi gli studi avevano campioni molto piccoli (decine di soggetti) e non erano privi di limitazioni metodologiche. I risultati sono interessanti, non conclusivi.

Applicazioni pratiche e circuito elettrico globale (2022)

La review di Laura Koniver pubblicata sul Biomedical Journal nel 2022 (PMC10105020) sistematizza le applicazioni cliniche del grounding alla luce dei meccanismi del circuito elettrico globale. Koniver, medico e ricercatrice, argomenta che la conduttività del corpo umano — dalla citoplasma di ogni cellula ai fluidi corporei — rende il contatto con la terra un’interfaccia biologicamente attiva con effetti potenzialmente estesi al sistema nervoso centrale e periferico, al sistema cardiovascolare e a quello muscoloscheletrico.

L’autrice sottolinea come il corpo umano utilizzi corrente continua (CC) per quasi tutte le funzioni biologiche fondamentali: dal battito cardiaco alla contrazione muscolare all’attività cerebrale. La terra, che genera anch’essa un flusso di corrente continua, diventerebbe quindi una sorgente di energia compatibile con la fisiologia cellulare. Questo amplia il quadro teorico oltre il semplice meccanismo antiossidante.

La revisione identifica le applicazioni con maggiore supporto sperimentale: riduzione del dolore cronico, miglioramento della qualità del sonno, regolazione del cortisolo, riduzione dell’infiammazione. Koniver è esplicita nell’affermare che la ricerca è ancora preliminare e che servono trial randomizzati e controllati di maggiore dimensione per confermare questi effetti.

Grounding e qualità del sonno nell’Alzheimer lieve (2022)

Uno degli studi più originali del corpus è il pilot study di Lin e collaboratori dell’ospedale universitario Chang Gung di Taiwan, pubblicato su Healthcare nel 2022 (PMC8954071). I ricercatori hanno indagato l’effetto del grounding notturno sulla qualità del sonno in pazienti con diagnosi di malattia di Alzheimer lieve.

Il razionale è sofisticato: i pazienti con Alzheimer presentano spesso disturbi circadiani gravi, con inversione del ciclo sonno-veglia e alterazione del profilo del cortisolo. Poiché studi precedenti avevano già documentato che il grounding riduce il cortisolo notturno e migliora la latenza del sonno in soggetti sani, gli autori hanno ipotizzato un beneficio potenziale anche in questa popolazione vulnerabile.

I risultati preliminari indicavano un miglioramento della qualità del sonno nei soggetti esposti al grounding notturno tramite lenzuola conduttive. Le limitazioni erano significative: campione molto piccolo, assenza di doppia cecità (sia il paziente sia il valutatore conoscevano la condizione di trattamento), impossibilità di escludere l’effetto placebo. Lo studio non permette conclusioni definitive, ma apre una direzione di ricerca clinicamente rilevante.

Grounding come rimedio antinfiammatorio universale (2023)

La review di Stephen Sinatra pubblicata sul Biomedical Journal nel 2023 (PMID 36528336) porta un titolo provocatorio — Grounding: the universal anti-inflammatory remedy — che riflette una tesi ambiziosa: il grounding potrebbe rappresentare l’antidoto antinfiammatorio per l’uomo moderno, particolarmente utile nella prevenzione delle malattie infiammatorie croniche.

Sinatra, cardiologo alla University of Connecticut School of Medicine, argomenta che l’isolamento elettrico dalla terra sia un fattore ambientale trascurato nell’eziologia dell’infiammazione cronica, e che il ripristino di questo contatto possa avere implicazioni per la salute pubblica di scala. La review riassume i dati disponibili su infiammazione, sistema cardiovascolare, dolore e sonno, concludendo che il grounding merita inclusione nei programmi di medicina preventiva e integrativa.

Da un punto di vista editoriale, è doveroso segnalare che Sinatra è anche coautore di uno dei testi commerciali più diffusi sull’earthing (Earthing: The Most Important Health Discovery Ever?) e che parte della ricerca nel campo coinvolge ricercatori con legami dichiarati con aziende produttrici di dispositivi di grounding. Questo non invalida i dati, ma richiede una valutazione critica supplementare.

Grounding e malattia di Alzheimer: verso la neuroprotezione (2025)

Il contributo più recente nella lista di riferimenti è la review di Kshirsagar e collaboratori della Texas Tech University, pubblicata sul Journal of Alzheimer’s Disease nell’aprile 2025 (PMID 40262107). Il lavoro esamina sistematicamente i meccanismi biologici attraverso i quali il grounding potrebbe influenzare la patologia dell’Alzheimer.

Tre meccanismi vengono analizzati con dettaglio: gli effetti antiossidativi (riduzione dello stress ossidativo mitocondriale, che è una delle caratteristiche patologiche dell’Alzheimer); le proprietà antinfiammatorie (riduzione della neuroinfiammazione mediata da citochine come TNF-alfa e IL-6); la regolazione del cortisolo (la disregolazione del cortisolo è un contribuente significativo alla progressione della malattia di Alzheimer). Gli autori concludono che il grounding meriti ulteriore indagine come intervento non farmacologico complementare, pur sottolineando la necessità di studi clinici controllati randomizzati su popolazioni con diagnosi di Alzheimer.

Questo studio rappresenta un cambio di scala significativo nella letteratura sul grounding: non più solo benessere generale, ma potenziale rilevanza in una patologia neurodegenerativa tra le più diffuse e prive di trattamenti curativi efficaci.

Le aree di effetto più studiate

Attraverso il corpus di ricerche disponibile, è possibile identificare alcune aree biologiche in cui gli effetti del grounding sembrano più consistenti, anche se ancora lontani da una conferma definitiva.

Infiammazione cronica
È l’area con il maggior numero di studi e il meccanismo teorico più elaborato. Il grounding ridurrebbe le concentrazioni di citochine pro-infiammatorie (TNF-alfa, IL-6, IL-1beta), alterherebbe i profili di neutrofili e linfociti circolanti, e interferirebbe con la cascata dei radicali liberi. L’imaging a infrarossi medico, utilizzato in alcuni case study, ha mostrato riduzioni visibili dell’infiammazione tessutale dopo sessioni di grounding clinico — risultati aneddotici ma visivamente documentati.

Viscosità del sangue e sistema cardiovascolare
Il potenziale effetto del grounding sulla viscosità ematica è uno dei dati più sorprendenti della letteratura. Sangue meno viscoso scorre più fluidamente, riduce il carico sul cuore e abbassa il rischio di aggregazione piastrinica. Il meccanismo proposto è che gli elettroni assorbiti dalla terra conferiscano alle cellule del sangue una carica negativa di superficie, aumentando la loro repulsione reciproca e quindi riducendo l’aggregazione. Questo effetto, se confermato, avrebbe implicazioni importanti in cardiologia preventiva.

Qualità del sonno e profilo del cortisolo
Diversi studi documentano una normalizzazione del profilo notturno del cortisolo nei soggetti sottoposti a grounding durante il sonno. Il cortisolo segue un ritmo circadiano preciso: dovrebbe essere basso di notte e raggiungere il picco al mattino presto. Nei soggetti con stress cronico o disturbi del sonno, questo ritmo è spesso invertito o appiattito. Il grounding notturno sembrava ripristinare un profilo più fisiologico, con miglioramento soggettivo della qualità del sonno, riduzione dei risvegli notturni e riduzione del dolore percepito al mattino.

Dolore cronico e guarigione delle ferite
Alcuni case study documentano riduzioni significative del dolore cronico muscolare e articolare dopo sessioni di grounding. Il caso più citato nella letteratura riguarda una donna di 84 anni con una ferita non guarita da 8 mesi: dopo due settimane di sessioni giornaliere di 30 minuti con elettrodi a contatto, le immagini fotografiche documentavano una guarigione pressoché completa. Si tratta di un caso singolo, non replicato in un trial controllato, ma biologicamente coerente con i meccanismi proposti.

Potenziale neuroprotettivo
L’area più recente e speculativa, ma anche quella con le implicazioni cliniche più significative. La ricerca del 2025 sull’Alzheimer suggerisce che la riduzione di stress ossidativo, neuroinfiammazione e disregolazione del cortisolo — tutti processi su cui il grounding sembra agire — potrebbe avere un ruolo protettivo nei confronti della neurodegenerazione. È un’area embrionale, ma scientificamente stimolante.

Limiti metodologici: onestà scientifica prima di tutto

SalutePersonale.org ha come principio fondante la valutazione critica dell’evidenza. Presentare il grounding senza discutere i limiti della ricerca disponibile sarebbe un errore editoriale grave. Ecco un’analisi franca delle debolezze metodologiche del campo.

Campioni molto piccoli
La maggior parte degli studi sul grounding coinvolge decine di partecipanti, raramente più di cento. Campioni di questa dimensione non permettono di generalizzare i risultati alla popolazione generale, sono suscettibili di distorsioni casuali, e non consentono analisi per sottogruppi (differenze di genere, età, composizione corporea, condizioni cliniche pregresse). In medicina basata sulle evidenze, i risultati di studi pilota richiedono sempre conferma in trial di maggiore dimensione prima di poter guidare raccomandazioni cliniche.

Difficoltà del metodo
Il grounding pone una sfida metodologica peculiare: è molto difficile realizzare studi in doppio cieco (né il partecipante né il valutatore sanno se il trattamento è attivo). Un partecipante che dorme su un telo conduttivo collegato alla terra sa di farlo, e questo crea un potenziale effetto placebo di dimensioni non quantificabili. Alcuni studi hanno tentato di usare dispositivi sham (falsi tappetini non collegati alla terra) come controllo, ma la metodologia è criticabile. Una revisione del 2023 ha sottolineato che la maggior parte degli esperimenti di grounding in ambienti chiusi non controlla adeguatamente tutte le variabili che influenzano l’elettrofisiologia biologica.

Conflitti di interesse dichiarati
Parte significativa della ricerca sul grounding è prodotta da autori con legami commerciali con aziende produttrici di dispositivi di grounding. Oschman stesso dichiara di essere consulente retribuito da EarthFx Incorporated da oltre vent’anni. Sinatra è coautore di testi commerciali sull’earthing. Questo non significa che i dati siano falsificati — i conflitti di interesse sono dichiarati, non nascosti — ma impone una soglia critica più alta nella valutazione dei risultati.

Assenza di trial clinici randomizzati di alta qualità
A oggi, non esistono RCT (studi randomizzati e controllati) su grounding con campioni di centinaia di partecipanti, doppia cecità verificata, follow-up di lungo periodo e endpoint clinici hard (eventi cardiovascolari, mortalità, ricoveri). La letteratura esistente è composta prevalentemente da studi pilota, case series e review. È sufficiente per formulare ipotesi interessanti e giustificare ulteriore ricerca; non è sufficiente per sostenere affermazioni terapeutiche definitive.

⚠️ Posizione editoriale di SalutePersonale.org
Il grounding è una pratica sicura, priva di costi nella sua forma naturale, con meccanismi biologicamente plausibili. Le evidenze disponibili sono preliminari ma interessanti: non vanno né ignorate né sopravvalutate. Il grounding non può essere presentato come terapia per nessuna condizione medica sulla base delle evidenze attuali. È appropriato come componente di uno stile di vita attento alla salute, non come sostituto di terapie mediche. Chi soffre di patologie croniche dovrebbe discuterne l’integrazione con il proprio medico curante.

Come praticare il grounding: dalla teoria alla quotidianità

La forma più semplice, sicura e priva di costi del grounding è quella che non richiede alcun dispositivo: il contatto diretto della pelle con superfici naturali conduttive.

Grounding outdoor: le modalità naturali
Camminare scalzi su erba, sabbia umida, terra o rocce rappresenta la forma più pura di grounding. La sabbia di spiaggia, specialmente umida, è particolarmente conduttiva. Anche nuotare in acque naturali (mare, fiumi, laghi) garantisce un contatto conduttivo di qualità. Il giardinaggio a mani nude — lavorare la terra direttamente — è un’altra via di accesso quotidiana.

Una nota importante di onestà scientifica: il benessere prodotto dall’attività all’aperto è multifattoriale. Stare in natura comporta esposizione alla luce solare (vitamina D, regolazione circadiana), movimento fisico, riduzione dello stress cognitivo, inalazione di aria più pulita e composti volatili rilasciati dalle piante (fitoncidi). Isolare l’effetto specifico del contatto conduttivo con la terra da tutte queste variabili è metodologicamente molto difficile. Questo non annulla il valore del grounding come pratica, ma impone umiltà nell’attribuire i benefici all’unica variabile elettrica.

Grounding indoor: dispositivi conduttivi
Per chi vive in ambienti urbani o ha mobilità ridotta, la letteratura descrive sistemi che replicano il contatto conduttivo in ambienti chiusi: tappetini, lenzuola e federe con fili conduttivi in carbonio o argento, bende e patch elettrodermiche, braccialetti e cavigliere conduttive. Questi dispositivi si collegano alla messa a terra dell’impianto elettrico domestico o a un elettrodo conficcato nel terreno esterno.

L’efficacia dei dispositivi indoor è la parte della letteratura con le maggiori incertezze metodologiche. Come sottolinea una revisione del 2023, la maggior parte degli studi indoor non controlla adeguatamente le variabili ambientali che possono interferire con la conduzione elettrica: umidità della pelle, materiale del pavimento, qualità dell’impianto di messa a terra domestico, campi elettromagnetici presenti nell’ambiente. Chi desidera sperimentare questi dispositivi può farlo in sicurezza, ma con aspettative calibrate all’effettiva forza dell’evidenza.

Precauzioni e controindicazioni
Il grounding outdoor nella sua forma naturale è privo di rischi significativi per la maggior parte delle persone. Le precauzioni di buon senso includono: attenzione a superfici scivolose o irregolari che possono causare cadute, protezione da parassiti e insetti in ambienti a rischio, consapevolezza dell’ambiente circostante. Persone con disturbi della sensibilità periferica (come la neuropatia diabetica) devono prestare attenzione alle lesioni da sfregamento.

Per i dispositivi indoor collegati all’impianto elettrico, è importante verificare che l’impianto domestico disponga di una messa a terra funzionante e certificata, utilizzare i tester specifici disponibili a tale scopo e non modificare autonomamente l’impianto elettrico. In caso di pacemaker o altri dispositivi cardiaci impiantabili, è opportuno consultare il cardiologo prima di utilizzare sistemi conduttivi.

Il grounding nell’ecosistema della salute: connessioni sistemiche

I meccanismi proposti dal grounding — riduzione dell’infiammazione di basso grado, regolazione del cortisolo, miglioramento del sonno, potenziale effetto antiossidante — non esistono in isolamento biologico. Si inscrivono in una visione della salute come sistema di sistemi interconnessi, in cui ogni variabile ambientale e comportamentale dialoga con le altre.

L’infiammazione cronica di basso grado è oggi riconosciuta come uno dei processi trasversali più rilevanti nella medicina preventiva: è alla base della sindrome metabolica, delle malattie cardiovascolari, dei disturbi del sonno, della fragilità cognitiva e dell’invecchiamento accelerato. Il termine inflammaging — fusione di inflammation e aging — descrive proprio questa relazione tra infiammazione silente e invecchiamento precoce. Se il grounding agisce effettivamente su questo processo, anche in misura modesta, il suo impatto sistemico potrebbe essere superiore a quanto i singoli studi lascino intuire.

La relazione con il sonno è particolarmente interessante. Il cortisolo e la melatonina seguono ritmi circadiani precisi e interdipendenti: quando il cortisolo notturno è elevato (come accade in molte persone con stress cronico), la melatonina è soppressa e il sonno perde profondità. Se il grounding normalizza il cortisolo notturno — come alcuni dati suggeriscono — il suo effetto sul sonno non è diretto, ma mediato dalla regolazione neuroendocrina. Questo è biologicamente coerente con ciò che sappiamo sul sistema nervoso autonomo e sul nervo vago come modulatori dell’infiammazione.

Il sistema nervoso autonomo, nella sua componente parasimpatica (che comprende il nervo vago), è noto per la sua capacità di modulare l’infiammazione: quando il nervo vago è attivo, i segnali antiinfiammatori si propagano agli organi bersaglio. La respirazione diaframmatica lenta, il contatto con la natura, il movimento regolare — tutti interventi documentati per attivare il sistema parasimpatico — condividono con il grounding l’effetto di riduzione dell’infiammazione e del cortisolo. È possibile che il grounding agisca almeno in parte attraverso questo stesso sistema.

Da un punto di vista pratico, il grounding outdoor si sovrappone naturalmente con altre abitudini protettive: camminare a piedi nudi all’aperto significa movimento fisico, esposizione alla luce naturale, contatto con l’ambiente non artificiale, stimolazione sensoriale. Separare questi effetti è impossibile nella vita reale — e forse non è nemmeno necessario, se l’obiettivo è la salute pratica piuttosto che la ricerca accademica.

Una pratica semplice in attesa di prove più solide

Il grounding è una delle pratiche di salute con il rapporto rischio-beneficio più favorevole che esista. Nella sua forma naturale — togliersi le scarpe e camminare su una superficie conduttiva — è gratuito, sicuro, accessibile a chiunque, privo di effetti avversi documentati e compatibile con qualsiasi altro intervento medico o di stile di vita. Questa osservazione, da sola, basterebbe a renderlo degno di interesse.

Le evidenze scientifiche disponibili suggeriscono effetti biologici plausibili e misurabili: riduzione di marker infiammatori, miglioramento della viscosità ematica, normalizzazione del profilo circadiano del cortisolo, miglioramento soggettivo del sonno e del dolore. Questi effetti, se confermati in trial di maggiore qualità, potrebbero avere implicazioni significative per la medicina preventiva e integrativa.

Al tempo stesso, la letteratura attuale non autorizza affermazioni terapeutiche. Non ci sono RCT di alta qualità che dimostrino che il grounding prevenga o curi specifiche patologie. I campioni degli studi esistenti sono piccoli, la cecità è spesso impossibile, e i conflitti di interesse di alcuni ricercatori chiave impongono una valutazione critica supplementare.

La posizione di SalutePersonale.org è quella che abbiamo sempre sostenuto: la scienza merita rispetto, e rispettarla significa riconoscerne sia i risultati sia i limiti. Il grounding è una pratica ancestrale che la ricerca moderna sta cominciando a indagare con strumenti sempre più raffinati. Il campo è aperto, gli studi futuri sono attesi, e i meccanismi proposti sono sufficientemente plausibili da giustificare sia la ricerca ulteriore sia la pratica personale consapevole.

Nel frattempo, se la tua giornata prevede un’occasione di camminare scalzo su un prato, su una spiaggia o in un bosco, forse vale la pena non perdersela. Non perché la scienza lo prescriva, ma perché il corpo — che di quel contatto fa parte da milioni di anni di evoluzione — potrebbe saperlo già.

Fonti bibliografiche

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