Ogni anno in Italia vengono prescritti 10 miliardi di euro in esami, visite e trattamenti che non servono. Non sono errori casuali: sono il risultato di un sistema che ha imparato a trasformare il timore in profitto, la prevenzione in paranoia, la salute in un mercato infinito. Si chiama medicina difensiva e rappresenta il 10,5% dell’intera spesa sanitaria nazionale. Secondo le ricerche dell’AGENAS (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali), il 58% dei medici italiani dichiara apertamente di praticarla, e il 93% prevede che il fenomeno aumenterà. Non si tratta di eccesso di scrupolo: è paura. Paura delle denunce, dei tribunali, delle assicurazioni. Una paura che genera un circolo vizioso in cui il paziente diventa vittima collaterale.
Ma c’è qualcosa di ancora più insidioso dietro questa dinamica: la sistematica trasformazione di persone sane in pazienti. Un fenomeno che la letteratura scientifica definisce disease mongering – mercificazione della malattia – e che rappresenta forse la più grave distorsione della medicina contemporanea.
Anatomia di un sistema malato
La medicina difensiva: 165 euro a testa per nulla
Immaginate di essere in Pronto Soccorso con un mal di testa persistente. Il medico vi prescrive una TAC cranio, esami del sangue completi, visita neurologica. Non perché sospetti qualcosa di grave, ma perché se non lo fa e voi, domani, scoprite di avere un problema serio, lui finirà in tribunale.
Questa è medicina difensiva positiva: prescrivere tutto il prescrivibile per tutelarsi legalmente. I numeri sono sconvolgenti:
- 76% dei medici prescrive esami strumentali anche quando non necessari
- 73% prescrive visite specialistiche per lo stesso motivo
- 71% ordina esami di laboratorio ridondanti
- 53% prescrive farmaci per ridurre il rischio di contenzioso, non per curare
Esiste anche una medicina difensiva negativa: quella del medico che rifiuta di operare un caso ad alto rischio, che evita pazienti complessi, che rinvia decisioni difficili. Meno visibile, ma ugualmente dannosa.
Il costo umano è devastante. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha documentato che l’utilizzo eccessivo di diagnostica radiologica rappresenta la principale fonte di esposizione a radiazioni ionizzanti per la popolazione. Ogni TAC inutile è un’esposizione a radiazioni che aumenta, seppur marginalmente, il rischio di tumori futuri.
Secondo l’Unione Europea, almeno il 30% degli esami radiologici è inappropriato. In Italia, queste procedure alimentano liste d’attesa che penalizzano chi ha davvero bisogno di quelle indagini, sottraggono risorse, generano stress nei pazienti e contribuiscono a quella sensazione diffusa di essere sempre “sotto esame”, mai davvero sani.
La fabbrica delle malattie: un’industria farmaceutica che scrive le diagnosi
«Il nostro sogno è produrre farmaci per le persone sane. Questo ci permetterebbe di vendere a chiunque» dichiarò Henry Gadsen, Direttore Generale di Merck & Co., in un’intervista a Fortune nel 1977. Non era una provocazione: era una strategia.
Il disease mongering funziona trasformando aspetti normali della vita umana in condizioni patologiche che richiedono trattamento farmacologico. Le tecniche, documentate da Lynn Payer già nel 1992 e ampiamente studiate dalla letteratura scientifica, includono:
1. Abbassare le soglie diagnostiche
Un esempio: l’ipertensione. Nel corso degli anni, i valori considerati “normali” per la pressione arteriosa sono stati progressivamente ridotti. Ogni volta che la soglia scende, milioni di persone sane diventano improvvisamente “ipertese” e candidabili alla terapia farmacologica.
Un’analisi pubblicata sul British Journal of Clinical Pharmacology ha rilevato che l’80% degli autori di linee guida cliniche ha rapporti finanziari con l’industria farmaceutica. Non si tratta di complottismo: sono dati pubblicati su riviste peer-reviewed.
2. Inventare nuove malattie
La Sindrome delle Gambe Senza Riposo è diventata una condizione medica riconosciuta poco prima del lancio di farmaci specifici per trattarla. La pre-ipertensione, il pre-diabete, la disforia premestruale: categorie diagnostiche che medicalizzano condizioni lievi o normali variazioni fisiologiche.
3. Amplificare la percezione di gravità
Prima del lancio del Propecia (finasteride) per la calvizie, i giornali australiani furono improvvisamente inondati di storie sul “trauma emotivo” associato alla perdita di capelli. Come documentato sul British Medical Journal, campagne di “sensibilizzazione” finanziate dalle case farmaceutiche precedono sistematicamente il lancio di nuovi prodotti.
4. Creare alleanze con associazioni di pazienti
L’industria farmaceutica finanzia massicciamente organizzazioni di pazienti, società scientifiche, campagne di “disease awareness”. Un piano strategico interno della GlaxoSmithKline per la sindrome del colon irritabile, trapelato e pubblicato sul BMJ, mostrava chiaramente come personale e organizzazioni sponsorizzate dall’azienda aiutassero a “modellare l’opinione medica e pubblica” sulla condizione che l’azienda voleva trattare con il suo nuovo farmaco.
I costi nascosti della sovradiagnosi
Screening oncologici: salvare vite o creare pazienti?
Il caso del PSA per il tumore alla prostata è emblematico. Per decenni promosso come screening salvavita, le evidenze scientifiche hanno progressivamente smontato questa narrazione.
Lo studio svedese durato 20 anni, pubblicato sul British Medical Journal, ha dimostrato che lo screening con PSA non riduce la mortalità per cancro prostatico. Lo studio europeo ERSPC ha quantificato il danno della sovradiagnosi: per ogni vita salvata, 18 uomini scoprono di avere un tumore che non avrebbe mai dato problemi.
Ma questi 18 uomini verranno comunque trattati: chirurgia, radioterapia, terapia ormonale. Con conseguenze devastanti: incontinenza urinaria nel 15-50% dei casi, disfunzione erettile nel 20-70%, oltre ad ansia, depressione, senso di vulnerabilità permanente.
C’è di più. Molti pazienti con ipertrofia prostatica benigna – condizione diversa dal tumore ma anch’essa sovradiagnosticata – vengono trattati cronicamente con alfa-bloccanti (tamsulosina, doxazosina, alfuzosina). Questi farmaci, agendo sui recettori alfa-1-adrenergici, rilassano la muscolatura della prostata ma anche quella dei vasi sanguigni. Il risultato? Ipotensione ortostatica nel 2-5% dei pazienti, con rischio di vertigini, sincope e cadute – particolarmente pericolose negli anziani.
Come documenta la letteratura urologica, i “vecchi” alfa-bloccanti come doxazosina sono talmente ipotensivi che vengono utilizzati proprio come farmaci antipertensivi. E anche i più recenti, pur più selettivi, mantengono effetti cardiovascolari che richiedono monitoraggio. Così il paziente, dopo anni di terapia per una prostata “ingrossata” che forse non richiedeva nemmeno trattamento, si ritrova a necessitare di ulteriori farmaci per gestire gli effetti collaterali cardiovascolari del primo farmaco.
La Fondazione AIRC è stata esplicita: «Un eventuale esito positivo può innescare una cascata di esami invasivi e di successive cure potenzialmente inutili, a fronte di una malattia o non presente o indolente che non richiede trattamenti».
Eppure nel 2024 la Lombardia ha avviato uno screening di massa basato sul PSA, unica regione italiana a farlo, nonostante il parere contrario di parte della comunità scientifica internazionale.
Antibiotici: la cura diventa malattia
L’Italia è tra i paesi europei con i più alti tassi di resistenza agli antibiotici. I dati 2024 della sorveglianza AR-ISS dell’Istituto Superiore di Sanità mostrano un quadro allarmante:
- 74,3% degli isolati di Acinetobacter resistenti ai carbapenemi (antibiotici di ultima linea)
- 26,7% di Klebsiella pneumoniae multi-resistente
- Enterococcus faecium resistente alla vancomicina in continuo aumento
12.000 persone muoiono ogni anno in Italia per infezioni da batteri resistenti agli antibiotici. È l’equivalente di un disastro aereo ogni tre giorni. Il costo sanitario supera i 2,4 miliardi di euro annui.
La causa principale? L’abuso di antibiotici. Prescritti per infezioni virali (contro cui sono inutili), prescritti “per sicurezza”, prescritti per soddisfare la richiesta dei pazienti. Il 35,5% degli italiani ha assunto almeno un antibiotico negli ultimi due anni, con punte del 44,8% al Sud.
Ogni prescrizione inappropriata non è solo inutile: alimenta la resistenza batterica, rendendo sempre più difficile curare infezioni un tempo banali. È un debito che stiamo lasciando alle generazioni future.
L’overdiagnosis: l’epidemia che nessuno vuole riconoscere
L’overdiagnosis – sovradiagnosi – si verifica quando in soggetti asintomatici viene diagnosticata una malattia che non sarà mai sintomatica né causa di mortalità precoce. Non è un errore tecnico: è una conseguenza strutturale di un sistema che cerca patologie con sensibilità sempre maggiore, senza chiedersi se trovarle sia davvero utile.
Un documento della Fondazione GIMBE definisce l’overdiagnosis «epidemia moderna» e sottolinea un conflitto di interessi cruciale: i panel di esperti che modificano i criteri diagnostici delle malattie mantengono spesso relazioni finanziarie con l’industria farmaceutica, che beneficia direttamente dall’espansione del numero di pazienti trattabili.
La modifica delle soglie: malati per decreto
Prendiamo il diabete di tipo 2. Nel corso degli anni, il valore di emoglobina glicata considerato “normale” è stato progressivamente abbassato. Ogni riduzione della soglia diagnostica trasforma milioni di persone sane in “pre-diabetici” o diabetici, candidabili a terapie farmacologiche.
Lo stesso vale per il colesterolo: la Sindrome Metabolica (un tempo misteriosamente chiamata “Sindrome X”) è stata trasformata in un brand commerciale, con società scientifiche dedicate, riviste, campagne educazionali. Come osservava Pharmaceutical Executive nel 2004: «Una nuova malattia sta nascendo».
Il tradimento del metodo scientifico
Quando i dati mentono
La manipolazione statistica è diventata arte raffinata. Gli studi clinici finanziati dall’industria (oltre l’80% del totale) usano sistematicamente percentuali relative invece che assolute per amplificare i benefici apparenti.
“Riduce il rischio del 50%!” suona impressionante. Ma se il rischio senza trattamento è del 2%, ridurlo all’1% significa che 100 persone devono assumere il farmaco perché una sola ne tragga beneficio. Le altre 99 si espongono a effetti collaterali, costi e medicalizzazione per nulla.
Uno studio pubblicato su EMBO Reports ha documentato come l’industria farmaceutica utilizzi:
- Ghost writing: articoli scritti da aziende ma firmati da accademici
- Cherry picking: pubblicare solo gli studi con risultati favorevoli
- Spin: presentare risultati negativi come positivi attraverso manipolazione narrativa
Le linee guida “indipendenti”
Secondo una ricerca di Choudhry pubblicata su JAMA, l’80% degli autori di linee guida cliniche ha interazioni finanziarie con l’industria farmaceutica. Le linee guida – che dovrebbero orientare la pratica di milioni di medici – sono spesso scritte da chi ha rapporti economici con le aziende produttrici dei farmaci raccomandati.
Il British House of Commons, in un’inchiesta parlamentare del 2005, ha documentato la pervasiva influenza dell’industria farmaceutica su regolatori, società scientifiche, formazione medica, media.
Verso una medicina che non ha bisogno di ammalare per curare
Il sistema attuale è insostenibile. I 10 miliardi di euro bruciati ogni anno in medicina difensiva potrebbero finanziare, ad esempio:
- Assunzione di 50.000 infermieri
- Riduzione delle liste d’attesa
- Ricerca indipendente
- Prevenzione primaria reale
Fatto sta che il cambiamento richiede coraggio:
1. Depenalizzazione parziale dell’atto medico – sistemi no-blame come in Nuova Zelanda, dove controversie vengono risolte rapidamente senza tribunali
2. Indipendenza reale delle linee guida – esclusione totale di esperti con conflitti di interesse
3. Trasparenza sui finanziamenti – obbligo di dichiarazione pubblica per ogni società scientifica, associazione pazienti, campagna di sensibilizzazione
4. Formazione critica dei medici – insegnare a riconoscere disease mongering, manipolazione statistica, pressioni commerciali
5. Cittadini consapevoli – informazione pubblica sui rischi dell’overdiagnosis e della medicalizzazione
La salute non è l’assenza di malattia: è la capacità di vivere pienamente. Un sistema che trasforma persone sane in pazienti cronici, che lucra sulla paura, che prescrive per proteggersi invece che per curare, non sta proteggendo la salute pubblica: la sta demolendo.
Fonti principali: ISS (Sorveglianza AR-ISS 2024), AGENAS (Medicina difensiva 2015-2024), Ministero della Salute, BMJ (Moynihan et al. 2002), British Journal of Clinical Pharmacology (Kaczmarek 2022), JAMA (Choudhry 2002), Fondazione GIMBE, AIRC, Fondazione Veronesi.
Disclaimer medico-legale: questo articolo ha scopo informativo e divulgativo. Non sostituisce il parere medico professionale. Per diagnosi e terapie rivolgersi a personale sanitario qualificato. Le critiche espresse riguardano aspetti sistemici documentati dalla letteratura scientifica, non la competenza dei singoli professionisti.
Fonti
Sorveglianza nazionale AR-ISS 2024, dati antibiotico-resistenza Italia – Istituto Superiore di Sanità https://www.epicentro.iss.it/antibiotico-resistenza/ar-iss-rapporto
Studio AGENAS su medicina difensiva: costi, diffusione e impatto economico sul SSN https://www.agenas.gov.it/ricerca-e-sviluppo/508-medicina-difensiva-quanto-ci-costa
Selling sickness: pharmaceutical industry and disease mongering – BMJ research paper https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC1122833/
Conflitti di interesse autori linee guida cliniche e industria farmaceutica – JAMA study https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/11Prize8678/
PSA screening prostata: efficacia dubbia e rischio sovradiagnosi – AIRC position paper https://www.airc.it/news/screening-gratuito-per-la-diagnosi-precoce-del-tumore-alla-prostata-al-via-al-programma-in-lombardia
Overdiagnosis e medicalizzazione: approccio sistemico Less is More – Fondazione GIMBE https://www.gimbe.org/report_attivita/pubblicazioni/articoli/20150415_Monitor_Agenas.pdf
Promoting diseases to promote drugs: pharmaceutical industry role – British Journal Clinical Pharmacology https://bpspubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/bcp.14835
Medicina difensiva in Pronto Soccorso Italia: ricerca su comportamenti difensivi medici https://journals.seedmedicalpublishers.com/index.php/PMeAL/article/view/327/357
Big pharma conflicts of interest: enterprise vs public health – PubMed systematic review https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/18982834/
Rapporto nazionale antibiotici Italia 2024 – AIFA dossier resistenza antimicrobica https://www.aifa.gov.it/documents/20142/2604032/Dossier_stampa_AIFA_Antibiotico-resistenza_2024.pdf

