Davanti a una diagnosi di tumore, una delle domande più ricorrenti è: “Perché proprio a me?”. La ricerca di un nesso causale tra eventi della vita, sofferenze psicologiche e malattia è un bisogno profondamente umano. Da secoli, medici, filosofi e ricercatori hanno tentato di tracciare connessioni tra la dimensione emotiva e quella somatica, alimentando ipotesi suggestive ma non sempre supportate da prove scientifiche solide.
Negli ultimi decenni, la psico-oncologia e la psiconeuroimmunologia hanno iniziato a esplorare con rigore metodologico il ruolo dello stress cronico nello sviluppo e nella progressione delle patologie oncologiche. Parallelamente, sono emerse teorie alternative—alcune affascinanti, altre francamente ai confini della pseudoscienza—che hanno proposto modelli interpretativi radicalmente diversi da quelli della medicina convenzionale.
In questo articolo esploriamo il confine tra ipotesi storiche non confermate e acquisizioni scientifiche recenti, cercando di comprendere cosa sappiamo realmente sul legame tra stress psico-emotivo prolungato e cancro.
Le teorie “eretiche”: il caso Gaston Naessens e i somatidi
Gaston Naessens (1924-2018) è stato un biologo francese trasferitosi in Canada negli anni Cinquanta, noto per aver elaborato una teoria biologica alternativa basata sull’osservazione di particelle microscopiche da lui chiamate “somatidi”. Secondo Naessens, i somatidi sarebbero le unità minime della vita, presenti in tutti gli organismi viventi, capaci di attraversare un ciclo vitale suddiviso in 16 fasi distinte.
Per condurre le sue ricerche, Naessens sviluppò un microscopio proprietario chiamato “somatoscopio”, che affermava essere in grado di raggiungere ingrandimenti fino a 30.000 volte con una risoluzione di 150 angstrom, superando di gran lunga le prestazioni dei microscopi ottici convenzionali dell’epoca. Il principio ottico del somatoscopio, secondo le descrizioni fornite dallo stesso Naessens, si basava sulla stimolazione del campione biologico tramite onde luminose modulate, che avrebbero indotto le strutture osservate a emettere luce propria.
Il ciclo dei somatidi in 16 fasi
Naessens sosteneva che in condizioni di salute ottimale i somatidi attraverserebbero solo le prime tre fasi del loro ciclo vitale: somatide, spora e doppia spora. Quando l’organismo viene sottoposto a stress fisico, chimico o psicologico prolungato, i somatidi procederebbero attraverso le successive 13 fasi patologiche, assumendo forme sempre più complesse simili a batteri, micobatteri, lieviti e funghi. Questo processo pleomorfico culminerebbe, secondo la teoria, nello sviluppo di patologie degenerative tra cui il cancro.
Il distanziamento dalla comunità scientifica
La teoria dei somatidi non ha mai trovato validazione nella comunità scientifica internazionale per diverse ragioni fondamentali. Anzitutto, le osservazioni di Naessens non sono mai state replicate in maniera indipendente da altri ricercatori utilizzando strumentazione standardizzata. I somatidi, così come descritti, non sono compatibili con le conoscenze consolidate di microbiologia, virologia e biologia cellulare. Le particelle osservate da Naessens potrebbero corrispondere a chilomicroni lipidici, artefatti ottici o altre strutture subcellulari già note, interpretate erroneamente come entità autonome.
Inoltre, non esistono pubblicazioni relative ai somatidi su riviste scientifiche sottoposte a revisione paritaria. Il somatoscopio stesso non è mai stato valutato da fisici indipendenti per verificarne le presunte capacità di superare i limiti teorici dell’ottica classica. La biologia del pleomorfismo batterico, su cui si fonda parte della teoria, è stata ampiamente confutata già all’inizio del XX secolo dai lavori di Louis Pasteur e Robert Koch, che dimostrarono la specificità e la stabilità delle specie microbiche.
Il valore storico della ricerca di Naessens
Pur riconoscendo i limiti scientifici della teoria, il lavoro di Naessens ha un valore storico come esempio di ricerca indipendente che ha tentato di esplorare il dialogo tra fattori psico-emotivi e biologia. La sua intuizione sull’esistenza di un “terreno biologico” modificabile da stress e stili di vita anticipa, in forma non rigorosa, concetti oggi studiati dalla psiconeuroimmunologia moderna. Il suo percorso biografico—segnato da controversie legali, accuse di esercizio abusivo della medicina e una base di pazienti che giuravano sull’efficacia del suo preparato 714-X—testimonia la tensione perenne tra medicina ortodossa e approcci alternativi.
Le “sei fasi del cancro” in chiave psico-oncologica
Parallelamente alla teoria dei somatidi, sono circolati modelli che tentano di spiegare lo sviluppo del cancro come conseguenza diretta di stress psico-emotivo prolungato attraverso una sequenza lineare di eventi biologici. Uno di questi schemi propone sei fasi progressive che conducono dalla condizione di stress cronico alla trasformazione neoplastica.
Analisi critica del modello
Il modello presenta alcuni elementi che riflettono meccanismi biologici effettivamente studiati dalla ricerca contemporanea: l’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene in risposta allo stress, la deplezione di neurotrasmettitori come la melatonina, l’alterazione del controllo ormonale, la soppressione delle funzioni immunitarie, l’instaurarsi di un ambiente cellulare acido e pro-infiammatorio.
Tuttavia, la rappresentazione sequenziale e deterministica di questi eventi costituisce una semplificazione eccessiva di processi biologici estremamente complessi. La carcinogenesi è un fenomeno multifattoriale che coinvolge mutazioni genetiche cumulative, alterazioni epigenetiche, instabilità genomica, interazioni con il microambiente tumorale e molteplici pathway di segnalazione cellulare. Ridurre questo processo a una cascata lineare innescata primariamente dallo stress psicologico non trova riscontro nelle evidenze scientifiche attuali.
Gli studi su cellule in coltura e su modelli animali dimostrano che lo stress cronico può esercitare diversi effetti biologici potenzialmente favorevoli alla progressione tumorale, ma non esistono a oggi prove convincenti di un rapporto di causalità diretta tra esposizione allo stress e insorgenza di un tumore.
Cosa dice la scienza contemporanea
Stress e insorgenza tumorale: il consensus attuale
La ricerca scientifica ha esplorato per decenni il legame tra stress e cancro, ma non ha finora dimostrato in maniera convincente un rapporto di causa ed effetto tra l’esposizione allo stress e l’insorgenza di un tumore. Le metanalisi più rigorose, come quella condotta nel 2013 su oltre 116.000 cittadini europei, hanno concluso che una correlazione tra forte stress lavorativo e i tumori più comuni è improbabile.
Sono stati pubblicati numerosi studi che descrivono i meccanismi che possono regolare la relazione tra mente, fattori psicosociali e cancro, grazie al contributo di discipline come la neurobiologia, la psiconeuroendocrinoimmunologia e la psico-oncologia. La psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) è una disciplina che studia le interazioni tra i sistemi nervoso centrale, endocrino e immunitario e il loro effetto sul comportamento. In Italia, la Società Italiana di Psico Neuro Endocrino Immunologia (SIPNEI) promuove lo studio dell’organismo umano nella sua interezza e nel suo fondamentale rapporto con l’ambiente.
Meccanismi biologici indagati dalla ricerca
Pur non avendo stabilito un nesso causale diretto, la ricerca ha identificato diversi meccanismi attraverso i quali lo stress cronico potrebbe teoricamente influenzare il rischio oncologico e la progressione della malattia.
Asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA)
Quando lo stress diventa cronico e i livelli di adrenalina e noradrenalina rilasciati sono costantemente elevati, si possono alterare altri mediatori metabolici come gli ormoni in circolazione. Gli effetti di questa attivazione sostenuta vengono esplicati attraverso i recettori per le catecolamine e i glucocorticoidi.
Lo stress cronico attiva dei recettori presenti sulle cellule tumorali che ne favoriscono la proliferazione sottraendole ai meccanismi di controllo e inibisce i meccanismi deputati a indurre la morte delle cellule tumorali accrescendone la sopravvivenza.
Infiammazione cronica sistemica
Il rilascio di ormoni dello stress può generare uno stato di infiammazione dannoso per l’organismo se protratto nel tempo. L’attivazione sostenuta comprende un’infiammazione cronica guidata principalmente da un’attivazione continua della via di NF-κβ.
Immunosoppressione
Il sistema immunitario può risentire dello stress prolungato. Si osserva una diminuzione dell’attività protettiva dell’immunità adattiva, mediata da una diminuzione dell’attività citolitica dei Natural Killer e da un esaurimento dell’attività citotossica dei linfociti CD8+, oltre all’aumento dell’attività immunosoppressiva all’interno del microambiente tumorale.
Angiogenesi e permeabilità vascolare
Gli ormoni dello stress possono favorire la crescita di nuovi vasi che alimentano il tumore e la permeabilità dei vasi linfatici. Lo stress cronico favorisce lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni che apportano nutrimento al tumore in crescita e di vasi linfatici, promovendo l’invasione e la migrazione delle cellule tumorali formando le metastasi.
Neutrofili e trappole extracellulari (NET)
Una ricerca recente del Cold Spring Harbor Laboratory ha fornito nuove evidenze sui meccanismi molecolari. Lo studio ha dimostrato per la prima volta in che modo lo stress cronico provoca la crescita e la diffusione dei tumori, facendo sì che alcuni globuli bianchi chiamati neutrofili formino strutture appiccicose simili a trappole extracellulari che creano un ambiente favorevole alle metastasi. I ricercatori hanno osservato un aumento fino a quattro volte delle metastasi nei topi esposti a stress.
Effetti indiretti comprovati
Anche in assenza di un nesso causale diretto, lo stress incide sul rischio oncologico attraverso meccanismi indiretti ben documentati.
Comportamenti a rischio
Lo stress può portare a seguire comportamenti poco salutari associati con il rischio di cancro, come abusare di alcolici, fumare sigarette ed eccedere con il cibo. Lo stress cronico compromette il benessere fisico delle persone favorendo l’assunzione di comportamenti non salutari come la dipendenza dal fumo, un’alimentazione non equilibrata, scarsa attività fisica o l’assunzione smodata di alcol.
Trascuratezza della prevenzione
Quando si sta vivendo un periodo stressante, si tende a essere meno attenti a se stessi, alle volte non si pone attenzione alla propria salute o alla prevenzione, saltando visite ed esami o sottovalutando eventuali segnali, con il rischio di arrivare più tardi a un’eventuale diagnosi.
Impatto su prognosi e risposta terapeutica
Alcuni studi hanno mostrato un possibile impatto dello stress sulla prognosi della malattia, ma non sul rischio di sviluppare un tumore. Le pazienti con alti livelli di epinefrina nel sangue risultavano più soggette ad avere esiti peggiori dopo il trattamento del tumore.
Psico-oncologia: l’approccio integrato
La psico-oncologia è una disciplina riconosciuta che integra competenze psicologiche, psichiatriche e oncologiche per affrontare il disagio emotivo dei pazienti oncologici e dei loro familiari. In Italia, la Società Italiana di Psico-Oncologia (SIPO) coordina professionisti che operano in questo ambito all’interno del Sistema Sanitario Nazionale.
Master universitari in psico-oncologia, come quello attivato dall’Università Cattolica in collaborazione con l’Istituto di Neuroscienze, includono tra le aree tematiche la psiconeuroendocrinoimmunologia e le frontiere della ricerca oncologica.
Interventi basati sulle evidenze
È importante contrastare gli effetti dello stress cronico nei pazienti affetti da cancro con interventi sia farmacologici, per esempio l’impiego dei beta-bloccanti, sia psicologici mirati come il ricorso alla mindfulness. Questi interventi devono essere basati sull’identificazione delle fasi critiche della malattia oncologica che hanno maggiori probabilità di essere sensibili allo stress.
Contesto italiano
I principali centri oncologici italiani—tra cui l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, l’Istituto Nazionale Tumori di Genova (dove nacque nel 1980 il primo servizio italiano di psico-oncologia) e il Policlinico Gemelli di Roma—dispongono di servizi di supporto psico-oncologico accessibili attraverso il SSN. Il diritto al supporto psicologico durante il percorso di cura oncologica è sancito dai Livelli Essenziali di Assistenza.
Riflessioni conclusive: tra cautela scientifica e attenzione alla persona
Il dibattito sul legame tra stress e cancro ci insegna l’importanza di distinguere tra suggestioni affascinanti e conoscenze validate. Le teorie come quella dei somatidi di Naessens rappresentano tentativi storicamente interessanti di spiegare fenomeni complessi, ma non superano il vaglio della verifica scientifica. Allo stesso tempo, modelli schematici che attribuiscono allo stress psicologico un ruolo causale diretto nella genesi tumorale costituiscono semplificazioni pericolose di processi multifattoriali.
La ricerca contemporanea offre un quadro più sfumato: indipendentemente dalla possibile correlazione tra stress cronico e cancro, dobbiamo sempre farci carico della sofferenza che affligge i malati oncologici e i loro familiari, riconoscendola e trattandola con interventi psico-oncologici mirati.
È fondamentale evitare la colpevolizzazione del paziente. Frasi come “ti sei ammalato perché eri troppo stressato” non solo sono scientificamente infondate, ma aggiungono un carico psicologico insostenibile a chi sta già affrontando una diagnosi difficile. Spesso i pazienti ricordano di aver vissuto periodi di tensione prima di avere una diagnosi oncologica, ma i lavori scientifici pubblicati non sostengono l’ipotesi che questo possa essere la causa scatenante della malattia.
Allo stesso tempo, promuovere il benessere psico-fisico, la gestione dello stress e stili di vita salutari rimane un obiettivo di sanità pubblica valido indipendentemente dal loro rapporto diretto con il rischio oncologico. Sebbene sia necessaria ulteriore ricerca per meglio definire le vie e gli interventi per mitigare gli effetti dello stress cronico, è ormai sempre più evidente come questo fattore sia di primaria importanza nella salute non solo psicologica ma anche fisica delle persone.
La medicina del futuro sarà sempre più attenta al dialogo interdisciplinare tra oncologia, immunologia, endocrinologia, neuroscienze e psicologia. Un approccio integrato che consideri la persona nella sua globalità—biologica, psicologica, sociale—rappresenta la direzione più promettente per migliorare prevenzione, cura e qualità di vita dei pazienti oncologici.
Glossario
Asse HPA (ipotalamo-ipofisi-surrene): Sistema neuroendocrino che regola la risposta allo stress attraverso il rilascio di cortisolo e catecolamine.
Catecolamine: Ormoni (adrenalina, noradrenalina) prodotti dalle ghiandole surrenali in risposta a situazioni di stress.
NET (Neutrophil Extracellular Traps): Strutture reticolari rilasciate dai neutrofili per intrappolare patogeni, che in condizioni patologiche possono favorire la progressione tumorale.
Microambiente tumorale: L’insieme di cellule, vasi sanguigni, molecole di segnalazione e matrice extracellulare che circonda le cellule tumorali e ne influenza il comportamento.
Psiconeuroimmunologia: Disciplina che studia le interazioni bidirezionali tra sistema nervoso, sistema endocrino e sistema immunitario.
Fonti
Meccanismi dello stress cronico e progressione tumorale – revisione AIRC https://www.airc.it/cancro/informazioni-tumori/corretta-informazione/lo-stress-provoca-il-cancro
Ormoni dello stress promuovono metastasi tramite trappole neutrofiliche https://www.cell.com/cancer-cell/fulltext/S1535-6108(24)00028-9
Fattori psicosociali e cancro: prospettiva PNEI – review https://www.nature.com/articles/nrc3447
Stress e funzione immunitaria nei pazienti oncologici – meta-analisi https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23441624/
Disregolazione asse HPA e modulazione microambiente tumorale https://www.jci.org/articles/view/124847
Stress lavorativo e incidenza tumori – coorte europea 116.000 soggetti https://www.bmj.com/content/346/bmj.f165
Pathway epinefrina-ADRB2-lattato nella crescita tumorale indotta da stress https://www.jci.org/articles/view/124685
Segnalazione beta-adrenergica e meccanismi progressione cancro https://www.nature.com/articles/nrc.2017.77
Interventi psico-oncologici: efficacia mindfulness e beta-bloccanti https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6527874/
Angiogenesi e permeabilità linfatica indotte da stress nei tumori https://cancerres.aacrjournals.org/content/73/11/3225
PTSD e rischio cancro – studio di coorte nazionale danese https://www.bmj.com/content/356/bmj.j108
Effetti cortisolo e catecolamine sulla sorveglianza immunitaria https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fimmu.2018.02847/full
Studio Cold Spring Harbor stress-NET-metastasi 2024 https://www.cshl.edu/stress-promotes-cancer-metastasis/
Fondamenti e applicazioni cliniche della psiconeuroimmunologia https://www.annualreviews.org/doi/10.1146/annurev-psych-010213-115110

