Nel campionato italiano di pallavolo femminile, tra Serie A1 e A2, un gruppo di ricercatori ha seguito 1488 giocatrici nell’arco di una stagione, contando 34 lesioni del legamento crociato anteriore. Trentatré erano senza contatto: nessuno scontro diretto, nessuna ginocchiata, soltanto un corpo che cede su se stesso durante l’atterraggio. Così cede il legamento crociato, attraverso un gesto che si ripete centinaia di volte a settimana e che quasi mai fa rumore.
Il crociato nella pallavolo italiana: i numeri della Serie A
Lo studio, pubblicato nel 2018 sul Journal of Sports Medicine and Physical Fitness, ha monitorato 125 squadre per un totale di 1488 giocatrici. Le rotture accertate sono state 34. La loro distribuzione racconta più di qualsiasi statistica generale: 21 sono avvenute in atterraggio dopo un attacco, tre dopo un muro, nove in altre condizioni di atterraggio. Il ginocchio sinistro è stato colpito nel 64,7% dei casi, il destro nel restante 35,3%. Le schiacciatrici hanno pagato il prezzo più alto (41,2%), seguite dai centrali (29,4%) e dalle palleggiatrici (17,6%). L’età media al momento dell’infortunio era di 23 anni.

Questi numeri descrivono un infortunio che si addensa in un punto preciso del gioco. A rompere il legamento è la ripetizione del gesto atletico: la stessa rincorsa, lo stesso stacco, lo stesso atterraggio, eseguiti migliaia di volte nell’arco di una carriera. La schiacciatrice che salta venti volte in un allenamento e altrettante in partita accumula un carico che il ginocchio registra anche quando non produce sintomi. Il cedimento arriva nell’istante in cui il controllo muscolare non compensa più la sollecitazione.
Il dato sull’età merita di essere letto con attenzione. La pallavolo di alto livello è uno sport adulto, e queste atlete non erano adolescenti. La prevenzione accompagna la carriera per tutta la sua durata, ben oltre gli anni della scuola.
Un divario specifico: il crociato, non l’insieme degli infortuni
Quando si confrontano gli infortuni nel loro complesso, le atlete di sport di squadra se la cavano meglio dei colleghi uomini. La meta-analisi di Zech e colleghi, pubblicata nel 2022 sul Journal of Sport and Health Science, riporta un tasso complessivo inferiore nelle donne: il rapporto tra i tassi di incidenza (IRR) è 0,86. Il quadro si ribalta quando si guarda al legamento crociato: all’interno degli stessi sport, le atlete registrano un tasso di lesione circa doppio rispetto agli atleti (IRR 2,15).
La meta-analisi di Montalvo e colleghi, pubblicata nel 2019 sul Journal of Athletic Training, aggiunge una precisazione che vale la pena tenere ferma. Il divario tra i sessi varia molto da disciplina a disciplina: diventa statisticamente significativo negli sport di contatto (IRR 3,00) e in quelli caratterizzati da atterraggi rotazionali su un oggetto fisso, come la ginnastica (IRR 5,51), mentre non raggiunge la significatività negli sport di collisione, a contatto limitato e senza contatto.
La formulazione corretta riguarda dunque il crociato e il contesto di gioco: le donne si rompono il crociato più spesso, e il divario si concentra in alcune discipline. L’affermazione generica secondo cui le donne si infortunano di più è comoda, diffusa ed allo stesso tempo smentita dai dati. Lo scarto tra l’immagine pubblica di uno sport e il rischio misurato dagli studi ricorre spesso nell’allenamento, e vale anche per pratiche molto discusse come CrossFit e infortuni. Anche il confine tra rischio maschile e rischio femminile è meno netto di quanto l’immagine comune suggerisca, e questo ha conseguenze pratiche su chi progetta la preparazione.
Atterraggio, valgismo e asimmetrie: il meccanismo del cedimento
Lo studio prospettico di Hewett e colleghi, pubblicato nel 2005 sull’American Journal of Sports Medicine, ha mostrato che le atlete con un maggiore caricamento in valgismo del ginocchio — il ginocchio che collassa verso l’interno sotto il peso del corpo — durante l’atterraggio hanno un rischio nettamente più alto di lesione del crociato. Da allora il valgismo dinamico è diventato uno dei bersagli principali dei programmi di prevenzione.
La video-analisi italiana di Lucarno e colleghi, pubblicata nel 2021, ha esaminato 35 lesioni del crociato avvenute nei campionati femminili professionistici tra il 2017 e il 2020. L’88% non presentava alcun contatto diretto al ginocchio. Le situazioni ricorrenti erano tre: il pressing e il contrasto, il recupero dell’equilibrio dopo un calcio, il subire un contrasto. Il meccanismo è multiplanare, con il ginocchio che ruota e collassa mentre il piede resta ancorato al suolo.
Un secondo studio italiano, pubblicato nel 2024, ha confrontato le strategie di atterraggio di calciatrici e pallavoliste. Il risultato è controintuitivo: i due gruppi atterrano in modo sostanzialmente simile. Se il calcio registra più rotture del crociato della pallavolo, la differenza va cercata in fattori meno prevedibili del gesto — la dinamica di gioco, l’imprevisto, la fatica accumulata — più che nella sola meccanica di atterraggio. Il controllo del movimento resta centrale, ma da solo non spiega tutto.
La finestra adolescenziale e la transizione all’età adulta
Una revisione del 2026 dedicata alle pallavoliste adolescenti raccoglie l’evidenza disponibile: l’allenamento neuromuscolare multimodale riduce il rischio complessivo di infortunio del 40% e dimezza quello del crociato. L’effetto protettivo è massimo nelle ragazze tra i 14 e i 18 anni, dove il rischio relativo scende a 0,28, e risulta assente dopo i 18. Il periodo dello scatto di crescita in altezza è particolarmente delicato: in quella fase il tendine rotuleo arriva a sopportare sollecitazioni tra il 7,6% e l’8,5%, vicine alla soglia di danno microstrutturale indicata al 9,0%.
Questi dati indicano dove la prevenzione rende di più, e insieme mostrano quanto sia importante non arrivare impreparati a quella finestra. L’atleta che impara a controllare l’atterraggio, a rinforzare i muscoli che stabilizzano il ginocchio e a distribuire il carico durante l’adolescenza porta con sé quelle competenze negli anni successivi. La finestra adolescenziale è il momento in cui si costruisce l’abitudine mentre l’età adulta è il momento in cui la stessa abitudine continua a produrre effetti.
Allenamento neuromuscolare e aderenza: dosaggio ed effetto reale
La meta-analisi di Gu e colleghi, pubblicata nel 2025 su Annals of Medicine, mette insieme gli studi sull’allenamento neuromuscolare nelle atlete di sport di squadra. Il risultato principale è netto: il rischio relativo (RR) di lesione del crociato si riduce di circa la metà, a 0,50, e quello complessivo del ginocchio del 22%. Il fattore che pesa più di ogni altro è l’aderenza. Con una presenza pari o superiore al 75% delle sessioni, l’effetto protettivo resta solido (RR 0,67); sotto quella soglia l’efficacia si riduce in modo consistente.
L’aderenza, nel linguaggio dell’allenamento, è la quantità di sedute programmate che vengono effettivamente svolte. Il 75% è un rapporto, tre sedute svolte ogni quattro prescritte, e sotto quella quota il ginocchio non riceve lo stimolo ripetuto necessario a cambiare l’automatismo dell’atterraggio. La sola presenza non produce però l’effetto: la stessa analisi mostra che il risultato dipende più dalla fedeltà di esecuzione che dal disegno del programma, cioè dal fatto che gli esercizi vengano svolti con la tecnica e la progressione previste. Per questo l’aderenza si costruisce con strumenti concreti — consegna guidata dallo staff, progressioni fisse, un posto stabile nel riscaldamento, un registro delle sedute svolte — invece di affidarsi alla buona volontà individuale, tanto più che la partecipazione riferita dalle atlete tende a sovrastimare quella reale. Sul piano dell’apprendimento, la via più semplice resta partire da pochi gesti chiave — appoggio a due piedi, ginocchio allineato al piede, controllo dell’equilibrio — ripeterli a ogni seduta e alzare la difficoltà solo quando il gesto diventa stabile.
Le sessioni utili durano almeno 15 minuti (RR 0,74) e vengono svolte due o tre volte a settimana (RR 0,87). La revisione sulle pallavoliste adolescenti indica un dosaggio ottimale di 15-20 minuti per seduta, due o tre volte a settimana, per almeno otto settimane. I programmi esistono, sono economici e non richiedono attrezzature particolari; il punto debole, come abbiamo visto, è la loro esecuzione continuativa, che dipende dalla programmazione dello staff più che dalla buona volontà delle singole atlete.
Anche il riscaldamento prima dell’allenamento rientra in questa catena, e assume un senso diverso quando lo si considera il primo esercizio di controllo del movimento, non una formalità da sbrigare. Un riscaldamento costruito su attivazione, mobilità e gestione dell’atterraggio prepara il ginocchio alle sollecitazioni che seguiranno.
L’atleta adulta: carico di salti, forza e ritorno allo sport
La pallavolo professionistica femminile è uno sport adulto, e il dato italiano sulla Serie A1-A2 lo conferma con l’età media di 23 anni al momento della rottura. Il rischio accompagna le atlete per tutta la carriera, e la preparazione atletica resta lo strumento principale per governarlo.
Il carico di salti è una delle variabili da tenere sotto controllo. Uno studio pubblicato nel 2018 sullo Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports ha mostrato come il numero di salti in allenamento e in gara possa essere contato con buona precisione attraverso un dispositivo indossabile posizionato sul corpo dell’atleta. Il dato è affidabile sul conteggio dei salti, mentre la misura dell’altezza del salto è meno precisa e va usata con prudenza. Per il monitoraggio del carico conta soprattutto il numero di stacchi, che permette ai tecnici di distribuire meglio il lavoro e di riconoscere prima l’affaticamento.
Accanto alla gestione del carico, la forza dei muscoli stabilizzatori e la qualità tecnica dell’atterraggio richiedono un lavoro continuativo, che non si esaurisce con un ciclo di allenamento. Anche il recupero e il defaticamento fanno parte della stessa logica: un ginocchio affaticato controlla peggio l’atterraggio, e la fatica accumulata è uno dei fattori che precedono molti infortuni non da contatto.
Negli anni adulti la preparazione diventa anche la base del rientro dopo un infortunio. Lo studio di coorte Delaware-Oslo, pubblicato nel 2016 sul British Journal of Sports Medicine, ha seguito per due anni atlete e atleti dopo la ricostruzione del crociato. Il rischio di recidiva si riduce del 51% per ogni mese di ritardo del rientro fino al nono mese, e applicando criteri funzionali semplici prima del ritorno in campo cala complessivamente dell’84%. Il messaggio per l’atleta adulta è diretto: il rientro affrettato è uno dei fattori di rischio più modificabili, e la fretta è una scelta, non una necessità fisiologica.
Ormoni, ciclo mestruale e lassità: i fattori ancora incerti
Una parte del divario tra i sessi viene spesso attribuita agli ormoni. La spiegazione è plausibile sul piano biologico: estrogeni e progesterone influenzano le proprietà del collagene e la lassità articolare, e la loro variazione ciclica potrebbe modificare la stabilità del ginocchio. La solidità dell’evidenza, però, è un’altra questione. La revisione sistematica di Dos’Santos e colleghi, pubblicata nel 2023 su PLoS One, ha passato al setaccio gli studi che verificavano la fase del ciclo mestruale con analisi biochimiche e la mettevano in relazione con i surrogati di rischio del crociato. Il quadro che ne esce è inconcludente: quattro studi non trovano differenze tra le fasi, due suggeriscono un rischio maggiore nella fase medio-luteale, e la qualità complessiva dell’evidenza è giudicata molto bassa.
Anche i fattori anatomici — la conformazione dell’incavo femorale, la pendenza della tibia, la lassità costituzionale — compaiono tra i fattori di rischio, con un peso però difficile da quantificare nel singolo caso. La conclusione onesta è che la componente ormonale e anatomica del rischio esiste e resta in gran parte da chiarire. La componente su cui si può intervenire con maggiore certezza è un’altra: il controllo neuromuscolare, la forza e la tecnica di atterraggio.
La rottura del crociato nella pallavolo è un evento in larga misura annunciato. Si addensa in un gesto, l’atterraggio, e in una fase della carriera in cui l’allenamento ha ancora margini per cambiare il decorso. La differenza tra un ginocchio che regge e uno che cede si costruisce nelle settimane di preparazione che precedono la stagione, molto prima che in sala operatoria.
Domande frequenti
Perché le donne si rompono il crociato più degli uomini? Negli sport di squadra le atlete registrano un tasso di lesione del crociato circa doppio rispetto agli atleti. Il divario è netto negli sport di contatto e in quelli con atterraggi rotazionali, mentre è più contenuto altrove. Alla base ci sono differenze anatomiche, ormonali e di controllo neuromuscolare, con pesi diversi da caso a caso.
La pallavolo è uno sport a rischio per il legamento crociato? Sì. Nella Serie A1-A2 femminile sono state registrate 34 rotture su 1488 giocatrici in una stagione, quasi tutte senza contatto e più della metà in atterraggio dopo attacco. Il rischio si concentra nei ruoli di attacco, in particolare tra le schiacciatrici, e il ginocchio sinistro risulta il più colpito.
A che età è più alto il rischio di lesione del crociato nelle ragazze? Il periodo più critico coincide con la tarda adolescenza, tra i 14 e i 18 anni, quando lo scatto di crescita aumenta le sollecitazioni su tendini e articolazioni. In questa fase l’allenamento neuromuscolare offre il massimo beneficio protettivo. Nelle atlete adulte il rischio resta presente e va governato con la preparazione.
L’allenamento neuromuscolare previene davvero la rottura del crociato? Le meta-analisi mostrano una riduzione del rischio di circa il 50% nelle atlete di sport di squadra. L’efficacia dipende dall’aderenza: sotto il 75% di presenza alle sessioni il beneficio si riduce molto. Servono sedute di almeno 15-20 minuti, due o tre volte a settimana, per almeno otto settimane.
Serve ancora la preparazione atletica specifica quando si è adulte? Sì, e il dato italiano lo conferma: l’età media al momento della rottura nella Serie A era di 23 anni. Negli anni adulti contano la gestione del carico di salti, la forza dei muscoli stabilizzatori e la qualità tecnica dell’atterraggio. Dopo un infortunio, criteri funzionali e un rientro non affrettato riducono il rischio di recidiva.
Il ciclo mestruale aumenta il rischio di lesione del crociato? L’evidenza attuale è inconcludente. Le revisioni sistematiche non permettono di indicare una fase del ciclo come più rischiosa, e la qualità degli studi è bassa. Il monitoraggio individuale può avere senso, ma mancano indicazioni generali affidabili su cui basare la preparazione.
Se alleni una squadra di pallavolo e vuoi impostare un programma di prevenzione che regga per tutta la stagione, o se sei un’atleta e vuoi capire come leggere il tuo carico di salti, scrivici: raccontaci il tuo contesto e ti aiutiamo a orientarti tra i dati.
Fonti
- Profilo delle lesioni del legamento crociato anteriore nella Serie A1-A2 di pallavolo femminile italiana https://doi.org/10.23736/S0022-4707.16.06731-1
- Video-analisi sistematica delle lesioni del legamento crociato nel calcio femminile professionistico https://doi.org/10.1177/03635465211008169
- Confronto delle strategie di atterraggio tra calciatrici e pallavoliste e implicazioni per il rischio del legamento crociato https://doi.org/10.23736/S0022-4707.24.15769-6
- Meta-analisi sulle differenze di genere negli infortuni negli sport di squadra https://doi.org/10.1016/j.jshs.2021.04.003
- Meta-analisi sull’incidenza delle lesioni del legamento crociato per sesso e tipo di sport https://doi.org/10.4085/1062-6050-407-16
- Studio prospettico sul caricamento in valgismo del ginocchio come predittore del rischio di lesione del legamento crociato https://doi.org/10.1177/0363546504272261
- Meta-analisi sull’allenamento neuromuscolare per la prevenzione delle lesioni del ginocchio nelle atlete di sport di squadra https://doi.org/10.1080/07853890.2025.2581891
- Revisione sugli effetti dell’allenamento neuromuscolare nelle pallavoliste adolescenti https://doi.org/10.3389/fspor.2026.1849255
- Fattori di rischio intrinseci ed estrinseci della lesione primaria del legamento crociato https://doi.org/10.5435/JAAOS-D-24-00341
- Studio di coorte Delaware-Oslo sul rischio di recidiva e sui criteri di ritorno allo sport dopo ricostruzione del legamento crociato https://doi.org/10.1136/bjsports-2016-096031
- Metodo di misurazione del carico di salti in allenamento e in gara nella pallavolo d’élite https://doi.org/10.1111/sms.13052
- Revisione sistematica sugli effetti della fase del ciclo mestruale sui surrogati di rischio del legamento crociato https://doi.org/10.1371/journal.pone.0280800

